11:53 07 Maggio 2021
Mondo
URL abbreviato
1233
Seguici su

Duro scontro a Bruxelles tra Italia e Lituania. Per la prima volta un governo europeo accusa un altro Paese membro dell’UE di atteggiamento anti europeo.

Quello che è andato in scena ieri notte a Bruxelles non solo è "il peggior dibattito da anni", come ammette un alto funzionario UE, ma soprattutto è uno scontro fra due concezioni e due visioni dell'Europa, quella intergovernativa, incarnata da Donald Tusk, politico polacco, attuale Presidente del Consiglio Europeo, e quella comunitaria, difesa da Jean-Claude Juncker e sostenuta dal premier italiano Matteo Renzi, ma anche da Germania, Francia, Olanda, Svezia. Il presidente del Consiglio europeo e i Paesi dell'Est, con i Paesi Baltici in prima linea, sostenuti da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria non riconoscono la necessità di una politica comune dell'immigrazione e dell'asilo politico. In particolare, questi ultimi non vogliono rinunciare alla competenza esclusiva nazionale che rivendicano in questo campo né vogliono rischiare di essere accusati dai movimenti populisti e xenofobi di aver svenduto a Bruxelles la sovranità nazionale.

In realtà, il Trattato UE di Lisbona considera la politica sull'immigrazione una competenza "concorrente", quindi condivisa, alla stessa stregua del mercato unico o dell'ambiente. Solo il numero d'immigrati per motivi economici — e non, quindi, dei rifugiati e dei richiedenti asilo — che gli Stati membri decidono di legalizzare ogni anno è competenza esclusiva del singolo Paese.

E' lo scontro fra due scuole di pensiero, fra chi crede che la solidarietà sia un valore ineluttabile dell'Europa e chi ritiene che la cooperazione sia qualcosa da esercitare soltanto quando ce n'è bisogno e se si può. "Ho solamente detto che, se l'Europa è un luogo in cui non parliamo che di bilanci, allora non è l'Europa a cui abbiamo pensato quando abbiamo creato la Comunità nel 1957 a Roma", ha ricordato Renzi ieri notte ad alcuni giornalisti francesi e belgi, che gli chiedevano di spiegare il suo "j'accuse" lanciato contro la Lituania.

Il primo ministro italiano Matteo Renzi  è il primo leader dell'occidente a visitare Israele dopo l'accordo sul nucleare raggiunto con l'Iran.
© AFP 2021 / THIERRY CHARLIER
Il primo ministro italiano Matteo Renzi è il primo leader dell'occidente a visitare Israele dopo l'accordo sul nucleare raggiunto con l'Iran.
In una situazione incandescente, Renzi, irritato dall'assenza di reazione di carattere solidale, in modo del tutto inconsueto per un governo che ha sempre mantenuto un certo fair play, si è scagliato contro l'atteggiamento isolazionista e anti europeo dei Paesi dell'Est Europa, che sembrano occuparsi solamente di chiedere di non essere lasciati soli contro quella che definiscono l'aggressione russa, quasi con un atteggiamento ricattatorio verso gli altri Paesi europei. 

Presidente lituana Dalia Grybauskaitè al summit UE a Bruxelles
© AP Photo / Virginia May
Presidente lituana Dalia Grybauskaitè al summit UE a Bruxelles
Il premier italiano aveva appena affermato che chi non è d'accordo sui 40mila, "non merita di stare in Europa", quando la lituana Grybauskaitè freddamente lo aggredisce così: "Noi dovremmo assumerci la responsabilità dei vostri fallimenti?" Matteo Renzi allora passa al contrattacco. "Fatte pure; se questa è la vostra idea di Europa, tenetevela. O c'è solidarietà, o non fateci perdere tempo. Possiamo fare da soli".

Molto dura anche la posizione di Juncker, che, secondo quanto è trapelato, si è scontrato frontalmente con Tusk durante la cena dei leader, rispondendogli a muso duro — "je m'en fous", "me ne frego" — quando il presidente del Consiglio europeo gli ha chiesto di cambiare la proposta sulla ricollocazione dei migranti, rendendola non vincolante.

Durante la conferenza stampa conclusiva, dopo le tre di notte, accanto a Tusk, Juncker, scuro in volto, ha scoccato una delle frecciate per cui è famoso: "Vista la portata del fonomeno migratorio, dare una prospettiva di vita a 60.000 persone — i 40.000 rifugiati della "relocation", più i 20.000 del "reinsediamento" volontario nell'Ue dai campi profughi dei paesi terzi — è uno sforzo modesto. Eppure è così difficile da decidere. Questo dimostra — ha concluso Juncker — che l'Europa non è all'altezza dei principi che declama in continuazione".  

In tale occasione, Spunik Italia ha contattato Giuseppe Civati, che con Matteo Renzi nel 2010 aveva promosso la Leopolda e da poco ha lasciato il PD per le profonde divergenze con la linea politica assunta dal governo, per analizzare la situazione dell'Europa oggi.

"Mi pare che l'Europa in quanto progetto politico, tra Ventimiglia e Atene, in queste ore stia soffrendo moltissimo. Ieri si è arrivati a una dichiarazione di Renzi molto dura, prima di trovare una mediazione, che rappresenta un piccolo passo avanti rispetto ai giorni precedenti, quando sembrava prevalere un'irresponsabilità generalizzata". Tuttavia, aggiunge Civati, "la risposta di Renzi mi sembra eccessiva perché significa che ognuno guarda a stesso".

Civati durante una manifestazione a sostegno di Internet.
© flickr.com / Codice Internet
Civati durante una manifestazione a sostegno di Internet.

Nel dare un giudizio sull'attuale Europa, l'ex leader della minoranza PD pensa che "se l'Europa non tenta in tempi stretti un passaggio verso un'entità politica giuridicamente riconosciuta dai cittadini, il suo progetto è a rischio fallimento. Quest'ultimo infatti non si sviluppa esclusivamente con il metro della finanza ma attraverso una politica comune e un senso di appartenenza secondo il quale non dovrebbero esserci né le battute lituane né la brutta replica di Renzi".

Riferendosi ai Paesi Baltici, Civati non crede ci sia una vera e propria spaccatura in Europa perchè "non si deve guardare alla data di entrata ma sino a dove si vuole andare avanti affinchè non ci sia una data di uscita, di un via libera a tutti".

Secondo Civati, l'espressione usata da Renzi verso la Lituania è un richiamo molto forte perchè "quando un premier non particolarmente tonico con la Merkel, come è stato Renzi quest'anno, perde la pazienza, questo non è altro che un campanello d'allarme per l'esistenza dell'Europa stessa". Infatti, sostiene ancora Civati, "Renzi, nonostante i toni molto enfatici, è sempre stato molto in linea con i dettami dell'Europa ed è sempre stato molto preoccupato di corrispondere alle esigenze della Germania. Se oggi arriva a dire una cosa del genere vuol dire che qualcosa in Europa, se già non si è rotto, si sta rompendo".

E infatti, nel continuare a descrivere la sua visione dell'Europa, Civati si dice angosciato "di questo negoziato tra la Ue, la Troika e la Grecia, in cui il Fondo Monetario Internazionale impone un rigore che ha nessun senso perché banalmente non potrà mai essere corrisposto.

Se l'obiettivo, conclude Civati, è quello di mantenere la Grecia in Europa, di fare un percorso per cui l'economia greca e i rapporti finanziari che ha con gli altri paesi dell'Europa si rimettano a posto, questa è certamente la strada sbagliata".

Correlati:

Bruxelles cerca una soluzione politica per la Macedonia
Migranti, Renzi: Da noi solo chi richiede asilo
Migranti, il compromesso europeo sulle quote
Tags:
Accordo, Migranti, PD, Consiglio Europeo, Troika, FMI, Giuseppe Civati, Dalia Grybauskaite, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Matteo Renzi, Slovacchia, Svezia, Lituania, Repubblica Ceca, Polonia, Olanda, Paesi Baltici, Germania, Bruxelles, UE, Ungheria, Italia, Francia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook