09:16 18 Agosto 2018
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“Gli eventi in Armenia ricordano il colpo di stato in Ucraina” / Diretta Video

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I partecipanti della manifestazione in corso ad Yerevan contro l'aumento dei prezzi dell'energia elettrica hanno rifiutato di incontrare il presidente Serzh Sargsyan, riferisce l'agenzia "Novosti-Armenia".

Ministro degli esteri armeno Eduard Nalbandyan ha commentato la reazione di certe ambasciate straniere in Armenia e alcune organizzazoni internazionali attinente alla dispersione con l'uso della forza di una manifestazione pacifica a Yerevan:

"Noi vediamo questa reazione come una prova del fatto che i nostri partner sono interessati in rafforzamento della democrazia nel nostro Paese, cita le sue parole l'ufficio stampa del ministero. Vogliamo ribadire la nostra dedizione alla democrazia, ai diritti e libertà fondamentali di ciascuna persona. Organi competenti stanno effettuando un indagine i cui risultati saranno comunicati ai nostri partner",

risponde il ministro.

Alla vigilia hanno espresso la propria preoccupazione il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Nils Muižnieks, rappresentante OSCE per la libertà dei mezzi d'informazione Dunja Mijatović, Amnesty International, la delegazione dell'UE in Armenia e l'ambasciata statunitense.

Il 19 giugno esponenti del movimento civile "No al furto!" hanno iniziato un sit-in alla Piazza Svobody, e lunedì sera si sono diretti verso la sede dell'amministrazione del presidente armeno, ma sono stati fermati dalla polizia. Martedì mattina la polizia ha disperso la manifestazione. Circa 240 persone sono state arrestate.

Partecipanti alle proteste chiedevano di annullare la risoluzione del 17 giugno secondo la quale il prezzo dell'energia elettrica deve aumentare di 16 volte fin dal 1 agosto. I manifestanti hanno nonché esigito che tutte le società monopolisti nel campo dell'energia e di altri servizi pubblici che vengono controllate dall'estero devono essere nazionalizzate e poste sotto controllo di un organo indipendente.


Le proteste nel centro di Yerevan, che nel frattempo si sono diffuse nelle altre regioni, sono continuate tutta la notte, non solo nella capitale armena, ma anche nelle città di Gyumri e Vanadzor.

I manifestanti, che chiedono al governo di abbassare i prezzi dell'energia elettrica, si sono nuovamente rifiutati di formare un gruppo di iniziativa per incontrare il presidente Serzh Sargsyan. Gli esperti non escludono che il movimento di protesta, nato sotto slogan economici, acquisisca connotazioni politiche ed abbia conseguenze estremamente spiacevoli per le autorità, scrive "Kommersant".

E' proseguita fino al mattino la manifestazione del movimento civile "No alla rapina", schierato contro l'aumento delle tariffe sull'elettricità imposto dalla società "Reti elettriche dell'Armenia". La protesta si è svolta pacificamente: non si è arrivati a disperdere i manifestanti con l'impiego di attrezzature speciali, come accaduto la notte precedente. Tuttavia rinforzi di polizia sono stati dispiegati verso Piazza della Libertà e Corso Baghramyan, epicentro delle proteste.

Questa notte ha cercato di intromettersi e prevenire il ripetersi di una repressione violenta dei manifestanti un gruppo di parlamentari dell'Armenia, che rappresentano gli interessi del ceto medio e dell'imprenditoria locale. Il gruppo di iniziativa, che ha deciso di non permettere una ripetizione della repressione violenta della manifestazione, la notte scorsa è arrivato al Corso Baghramyan.

"La nostra presenza è un'ulteriore garanzia affinchè non venga usata la forza dalla polizia contro i manifestanti,"

ha spiegato il deputato del Partito Repubblicano armeno al governo Samvel Farmanyan, giunto ad Yerevan con il vicepresidente del partito, il ministro dell'Istruzione e della Scienza Armen Ashotyan. Questa mattina al Corso Baghramian si trovavano circa mille manifestanti.

Il Cremlino ha commentato i disordini in Armenia.

La Russia osserva molto attentamente gli eventi in corso in Armenia e si augura che nel prossimo futuro la situazione si risolva nel rispetto della legalità. Questa dichiarazione è stata fatta ai giornalisti dal portavoce del presidente russo Dmitry Peskov.

"L'Armenia è il nostro partner più vicino, condividiamo legami storici con l'Armenia e il popolo armeno",

cita il portavoce del Cremlino "RIA Novosti".


Per il politologo indipendente armeno Sergey Shakaryan, i dimostranti di Yerevan vengono sfruttati da USA e Gb come in Ucraina, tramite appelli al governo armeno per evitare "l'uso della forza" da parte della polizia e allo stesso tempo si uniscono persone da loro addestrate per fomentare disordini.

Inizialmente le proteste riflettevano chiaramente il malcontento e l'opposizione della popolazione armena alle azioni del governo e della compagnia elettrica nazionale. Un'altra cosa è che oggi è in corso chiaramente la tendenza per cercare di sfruttare queste persone come strumento. Si tratta degli interventi delle ambasciate della Gran Bretagna e degli Stati Uniti sul presunto abuso della forza da parte della polizia (in realtà "la preoccupazione per le notizie sull'uso eccessivo della forza").

Ricordo che come in Ucraina in questo modo le ambasciate anglosassoni, e quindi i loro governi, chiederanno alle autorità armene "in ogni caso di non usare la forza." Dopodichè si uniranno ai manifestanti persone con cognome armeno, a lungo addestrate sul modello di Belgrado, Georgia o dell'Ucraina arancione. Fomentano le tensioni. Da noi fare la rivoluzione è impossibile, ma possono fare affari.


In precedenza era stato riferito che la polizia aveva proposto a 5 manifestanti di incontrare il presidente per discutere i problemi attuali.

Il gruppo di coordinamento ha fatto sapere di aver rinunciato ad incontrare il presidente dopo aver proposto al capo di Stato di dichiarare in diretta tv non valida la decisione della commissione sulla regolamentazione dei servizi pubblici relativa all'aumento del costo dell'energia elettrica.

Nella giornata di ieri il capo di Stato era pronto ad accogliere un gruppo di 3-4 persone rappresentanti gli interessi dei dimostranti. Il vice capo della Polizia di Yerevan Valery Osipyan, riferendosi al capo della polizia dello Stato Vladimir Gasparyan, aveva informato direttamente i manifestanti riguardo questa proposta, tuttavia gli organizzatori hanno rifiutato l'offerta.

Il membro della commissione Esteri del Consiglio della Federazione (camera alta Parlamento russo) Igor Morozov ritiene che gli eventi in corso in Armenia ripetono "passo dopo passo" le prime fasi del colpo di stato in Ucraina.

"Allora l'opposizione ucraina si rifiutava di incontrare il presidente Viktor Yanukovych ed iniziava a fare appelli alla comunità europea, così come intervenivano tra i dimostranti diversi politici europei che arrivavano ad hoc," — ha ricordato il senatore russo.

"Anche l'ambasciata americana in Armenia è attivamente coinvolta negli eventi in corso ad Yerevan. Va inoltre osservato che la rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti in Armenia è una delle più grandi missioni USA all'estero, il numero dei dipendenti è secondo solo alla missione diplomatica degli Stati Uniti in Iraq, anche se l'Armenia è un Paese molto piccolo,"- ha detto Morozov.

Le proteste sono iniziate venerdì nella Piazza della Libertà ad Yerevan e nella serata di lunedì i dimostranti si sono diretti verso il palazzo presidenziale.

Martedì mattina con l'utilizzo di attrezzature speciali la polizia ha sgomberato i manifestanti. Quasi 240 persone, tra cui giornalisti, sono stati portati ai distretti di polizia, 25 persone hanno chiesto cure mediche.

Il vice capo della Polizia di Yerevan Valery Osipyan ha detto che tutti i manifestanti detenuti sono già stati rilasciati.

I manifestanti chiedono di annullare la decisione della commissione sulla regolamentazione dei servizi pubblici del 17 giugno relativa all'aumento della tariffa elettrica.

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Politica, Società, Maidan, Proteste, Manifestazione, Serzh Sargsyan, Igor Morozov, Armenia, Russia
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