02:05 25 Settembre 2020
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Davyd Roof voleva innescare una nuova “guerra razziale” tra bianchi e neri negli Stati Uniti.

All'indomani della tragica sparatoria di massa alla chiesa metodista afroamericana di Charleston (South Carolina) e dell'arresto del responsabile, il 21enne bianco Dylann Roof, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è rivolto al paese con un messaggio televisivo segnato da due emozioni: la rabbia di doversi misurare ancora una volta con crimini di ferocia assassina e l'amara consapevolezza che l'ennesima tragedia non servirà a convincere il paese e le sue istituzioni a limitare drasticamente la circolazione delle armi da fuoco.

Dylann Roof, autore della sparatoria a Charleston
© REUTERS / Facebook profile picture
Dylann Roof, autore della sparatoria a Charleston

"Un giorno (…) dovremo cambiare la nostra mentalità collettiva sul tema della violenza armata", ha affermato il Presidente in una dimostrazione di rassegnata impotenza che — scrive Chris Cillizza sul Washington Post — contrasta drammaticamente con l'entusiasmo del primo mandato presidenziale di Obama. Dalla sparatoria della scuola elementare Sandy Hook, nel dicembre 2012, il Presidente Obama ha tentato in tutti i modi di estendere il controllo sulle armi da fuoco, ma è uscito sconfitto a causa dell'ascendente che la lobby delle armi esercita anche su una componente significativa del suo partito. Per molti versi — conclude Cillizza — la parabola di Obama dall'ottimismo alla rassegnazione "riflette la storia della sua presidenza, durante la quale (…) Washington si è dimostrata per il presidente un ostacolo troppo impervio da superare".

La Nra, potente lobby delle armi negli Usa, ancora non ha commentato ufficialmente la strage di Charleston. Ma uno dei suoi leader, Charles Cotton, critica il pastore ucciso:

"Otto persone sarebbero ancora vive se avesse permesso di portare le pistole in chiesa. Innocenti sono morti a causa della sua posizione su una questione politica".

Anche un portavoce dell'organizzazione Gun Owners of America ha puntato il dito contro la ferma opposizione del pastore al trasporto di armi in chiesa.

"Uno dei più grandi problemi nella chiesa della Carolina del Sud è che le potenziali vittime erano disarmate per legge",

ha dichiarato Erich Pratt, portavoce di Gun Owners of America, in un comunicato ad al-Jazeera.

"Nello Stato Palmetto (il Sud Carolina, ndr) il detentore di un porto d'armi può portare armi in un luogo di culto col permesso di un esponente della chiesa. Sfortunatamente il pastore era un attivista anti-armi. Come senatore dello Stato, aveva votato contro il trasporto di armi in luoghi pubblici".

La chiesa metodista afroamericana a Charleston
© AP Photo / David Goldman
La chiesa metodista afroamericana a Charleston

Intanto, dalla polizia emergono i primi dettagli sul giovane Dylan Roof, accusato dell'omicidio di nove persone e possesso di arma da fuoco, che sembrerebbe avere pianificato ogni dettaglio del massacro negli ultimi sei mesi con l'intenzione di scatenare una nuova "guerra razziale" negli Stati Uniti. Per l'omicida, la governatrice della Carolina del Sud, Nikki Haley, ha chiesto la pena di morte.    

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Tags:
messaggio, sparatoria, chiesa, Barack Obama, USA
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