19:55 16 Dicembre 2017
Roma+ 12°C
Mosca+ 5°C
    Facebook

    L'algoritmo di Facebook dà il via libera alla censura di "status"

    © REUTERS/ Dado Ruvic
    Mondo
    URL abbreviato
    0 53

    Tra i sociologi e tra gli utenti di internet cresce la preoccupazione: gli algoritmi che impostano i filtri di personalizzazione delle notizie sui social network, usati da Facebook, Google creano dei "tappi" che impediscono alle persone di entrare a conoscenza di punti di vista alternativi.

    L'analisi dei dati secondo la struttura dei contatti "amici" e dell'attività sui social network di 10 milioni di americani iscritti a Facebook ha confermato che sia i liberali, sia i conservatorivedono nella loro home di Facebook notizie che vanno d'accordo con il loro stesso punto di vista. Insomma, vivono in uno stato di "isolamento informativo" che si crea per effetto delle loro scelte, ma anche dei filtri impostati dall'applicazione.

    Cosa ci può essere di meglio che avere solo amici che la pensano come te? Del resto è del tutto credibile che da sempre le persone abbiano più voglia di entrare in contatto con quelli che hanno la loro stessa opinione. Soltanto che prima dell'inizio dell'era dei social network quantificare questo fenomeno era difficile, mentre oggi, quando basta un click per condividere un pensiero con i propri "amici" e Facebook e simili sono diventati il primo strumento di indagine del mondo circostante, è tutto più facile. Specialmente se si mettono all'opera i cervelli dei centri di ricerca dei Social Network, che hanno accesso a tutti i dati necessari e possono manipolare i filtri interni dei social network per far si che l'immagine del mondo che essi riflettono agli occhi degli utenti, in realtà non sia altro che lo specchio di ciò che si vuole venga fatto leggere e vedere.

    Censura di Facebook
    Censura di Facebook


    Scott Richard, linguista ed ex membro dei servizi d'intelligence USA, spiega:

    Negli ultimi anni i social network sono diventati molto meno liberi. Quando ci furono le proteste in Egitto, Facebook e Twitter avevano un funzionamento più lineare, c'erano meno censura e controlli. In seguito sono stati creati nuovi algoritmi, che hanno reso meno libera la diffusione delle informazioni nei social network, specialmente prima di certi eventi come le elezioni. Oggi diffondere il proprio punto di vista è molto più difficle che qualche anno fa. Del resto, già nel secolo scorso gli studi di Samuel Untermeyer ed Edward Berneys avevano spiegato l'importanza del controllo dell'informazione per tenere sotto controllo le coscienze. Prima era la stampa, poi i giornali e la tv, ora i social network, che vengono controllati per mezzo di meccanismi che schedano l'utente, i pensieri dei suoi status, le fotografie, le pagine che egli condivide. In questo modo si imposta un profilo che automaticamente presenta all'utente quelle pagine e quelle amicizie che egli è più propenso a seguire.

    In apparenza niente di strano, o di maligno. Ma dietro l'invito a mettere mi piace alla pagina di un cantante, di una squadra o ancora di un media o di un associazione politica che rispecchiano le proprie simpatie si nasconde uno strumento di censura. Il meccanismo è semplice: far si che il social newtork rispecchi il proprio punto di vista e diventi uno spazio monopolizzato, dove l'accesso a punti di vista alternativi viene reso sempre più difficile. Una censura di "status" e di stato, che fa comodo a determinate personalità influenti.

     

    Tags:
    censura, social network, Facebook
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik