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    Gran Bretagna: accesso ai dati personali per la polizia

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    Polizia britannica riceve accesso ai dati personali dei cittadini 26 volte ogni ora.

    Dati nel settore della communicazione, cioè dettagli di qualsiasi testo, email, telefonata o ricerca su Internet, hanno diventato per la polizia una parte integrante dell'indagine. Nel periodo tra gli anni 2012 e 2014 la polizia britannica ha richiesto tali informazioni 733.237 volte.

    Il rapporto del gruppo Big Brother Watch difendente la trasparenza dice che il 96% delle richeste da parte della polizia sono stati interamente accettati. E il "Capability gap" — la differenza tra il volume dei dati creati e la capacità della polizia di accedere a questi informazioni — è il 25%, ma secondo il gruppo la cifra è esagerata.

    Il Big Brother Watch chiede più trasparenza su quali dati la polizia riceve e quali tipi di crimini vengono indagati con uso di questi informazioni. Tra l'altro, il gruppo vuole che le autorità pubblichino rapporti per dimostrare come le richieste vengono approvate. La gente deve sapere come le communicazioni personali possono essere ottenuti, analizzati e utilizzati.

    "Dati hanno un'inorme importanza. Ed oggi il lavoro della polizia e utilizzazione delle tecnologie nell'indagine dei crimini devono essere più trasparenti" — dice Renate Samson, la chief executive del gruppo.

    La nuova amministrazione conservatore britannica ha segnalato la settimana scorsa i suoi piani di approvare il ddl, soprannominato Snoopers' Charter, che

    "fornisce la polizia e agenzie di intelligence di strumenti per garantire la sicurezza a te e alla tua famiglia".

    Il ddl darà un accesso ancora più ampio alle informazioni personali e sostituirà il Communications Data Bill del 2013.

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    Tags:
    Sicurezza, Sorveglianza, Polizia, Gran Bretagna
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