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    Black list, il doppiopesismo europeo tra Kiev e Mosca

    © Sputnik. Andrey Iglov
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    Alessandro Bertoldi
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    Sono 89 i cittadini europei "indesiderati" in Russia, sono invece 119 i russi e 24 le entità russe "sanzionati" dall'Unione europea e sgraditi alla stessa, mentre sono centinaia i cittadini stranieri russi ed europei dichiarati "non grati" all'Ucraina con conseguente divieto d'accesso nel Paese, componenti di un elenco mai reso pubblico.

    Sembra di essere tornati alla guerra fredda durante la quale le potenze dei due blocchi si armavano diplomaticamente di ogni strumento per colpire l'avversario, anche inventando le più fantasiose tecniche possibili. Nel 2015 non pare esserci però nemmeno troppa fantasia, si parla infatti di sanzioni incrociate e "persone non grate". 

    C'è sempre qualcuno che apre le danze e anche questa volta qualcuno ha iniziato questo gioco insensato a perdere. Non è stata di certo la Russia di Putin e Lavrov, i quali si sono sempre detti contrari a sanzioni e strumenti simili come mezzo di risoluzione della crisi in Ucraina, a iniziare il teatrino diplomatico, anche inventando le più fantasiose tecniche possibili. Nel 2015 non pare esserci però. Va reso atto alla Russia di aver sempre tenuto un atteggiamento responsabile e costruttivo nei suoi interessi e nell'ottica comune di una soluzione pacifica del conflitto nel Donbass, le va reso atto anche di aver replicato talvolta alle "punizioni" ucraine, statunitensi ed europee decise nei suoi confronti sempre con misura, com'è accaduto anche nei giorni scorsi. In questi giorni i vertici istituzionali di Unione europea e Stati Uniti, ma anche esponenti politici dei piú svariati Paesi, con l'aiuto dei media, hanno deciso di sollevare un polverone mediatico dopo che la Federazione russa ha dato notizia di aver stilato una lista di personalità europee "non grate" alle quali è vietato fare ingresso in Russia, quindi alle quali non verranno concessi visti. 

    Una lista molto piú modesta per numero, ma anche per le persone che va a colpire, si tratta principalmente di politici e compaiono poche figure istituzionali, contrariamente a quella stilata l'estate scorsa dall'Ue che colpisce personalità russe, società e molte figure di alto profilo istituzionale. Questa differenza di scelte e metodo non va trascurata nel contesto di relazioni diplomatiche tese. Il Governo federale russo ha infatti annunciato a circa un anno dall'inizio della crisi politico-diplomatica con l'Ucraina e al conseguente incrinamento dei rapporti con Europa e Usa, di voler rispondere ad Ucraina e Ue solo ora ed esattamente con lo stesso mezzo diplomatico da loro utilizzato, ma con maggiore razionalità, moderazione e grazia. Come si fa a dire, come ha fatto per esempio il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, che la "black list" di Mosca è incomprensibile, quando l'Europa ne ha stilata una pochi mesi fa. Facciamo un passo indietro, l'Ue ha "sgradito" 150 elementi tra enti e persone russi quasi 10 mesi fa.

    In Ucraina invece il primo caso noto ai media risale al 12 maggio 2014 quando un anziano vescovo della Chiesa russa ortodossa venne espulso dal Paese; poi altro caso noto quello del 29 ottobre scorso, quando 14 artisti russi vennero dichiarati non grati, altro fatto degno di nota quello del 2 novembre quando mentre mi trovavo assieme a circa 90 colleghi stranieri giunti in Donbass come osservatori per verificare l'andamento delle elezioni, il Governo di Kiev ci dichiarò tutti quanti non grati e ci esorto attraverso un editto dei servizi segreti a lasciare il territorio ucraino, almeno 20 di no erano cittadini europei attivi in politica o addirittura parlamentari e nessuno protestò; infine l'ultimoevento a noi noto risale al 24 dicembre quando 35 cittadini stranieri tra cui georgiani, americani e tedeschi vennero dichiarati persone indesiderate.

    I vari casi che ho citato sono solo la punta dell'iceberg, quelli emersi perché annunciati dallo stesso Governo di Kiev o perché denunciati dagli interessati, ma sono altre decine e decine i casi di espulsioni o "sgradimenti" individuali ed è lunghissima la lista dei servizi ucraini in cui compaiono persone e personalità da tutto il momdo. Si può parlare senza timore di diverse centinaia di "persone non grate" in Ucraina, aggiungiamo le denunce, gli arresti e le detenzioni subite dai cittadini ucraini che dissentono con il Governo e che violerebbero la recente legge sul "terrorismo sociale" che prevede fino a 10 anni di carcere per chiunque manifesti critiche nei confronti delle istituzioni.

    La domanda sorge spontanea, perché i vertici dell'Unione europea reagiscono così stupiti dinnanzi alla risposta commisurata di Mosca ad una loro azione, come nel caso degli "sgradimenti"? Si sentono intoccabili? Pensano di poter provocare senza che la Russia reagisca minimamente? Perché non hanno reagito con lo stesso stupore e con le stesse parole di condanna quando noi cittadini europei siamo stati dichiarati persone non grate da Kiev? Perchè tacciono gravemente su quanto accade in Ucraina?

    Sondaggio, gli europei non si fidano dei loro media per quanto riguarda la copertura degli eventi in Ucraina
    © Sputnik/
    Sondaggio, gli europei non si fidano dei loro media per quanto riguarda la copertura degli eventi in Ucraina

    Solo il buonsenso e la storia ci daranno delle risposte soddisfacenti, ma una cosa è certa, questo "doppiopesismo" e quest'arroganza stanno iniziando a stufare, anche la gente comune, ma soprattutto sono atteggiamenti che allontanano il traguardo della pace a cui in molti stiamo lavorando. 

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