12:53 28 Novembre 2020
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Opposizione e società civile unite contro il governo Gruevski sotto accusa per le intercettazioni illegali.

A poco più di un'ora di volo da Roma, dopo Majdan, sembra accendersi una nuova crisi in Europa.

E' già stata definita la manifestazione più imponente nella storia della Macedonia. Oltre 40mila persone sono scese in piazza nel centro della capitale, Skopje, per chiedere le dimissioni del premier conservatore, Nikola Gruevski, accusato di autoritarismo, corruzione e spionaggio. Tanti gli slogan contro il governo, tra bandiere macedoni, serbe e albanesi. I manifestanti chiedono le dimissioni del governo e la formazione di un esecutivo tecnico: "La libertà e la democrazia non hanno prezzo per noi. Non ci fermeremo fin quando non avremo visto Nikola Grueski, il nostro dittatore, dare le dimissioni".

Il grande raduno è stato indetto dal leader dell'opposizione socialdemocratica, Zoran Zaev, che incita i manifestanti a proseguire la protesta ad oltranza: "Restiamo qui davanti ai palazzi del potere, questo governo corrotto e che ci spia deve dimettersi".

A fianco dei dimostranti c'era il segretario del partito socialista europeo, Sergej Stanishev. "Oggi siamo a Skopje per sostenere i cittadini macedoni che vogliono democrazia, rispetto della legge, istituzioni trasparenti", ha detto.

Dall'inizio del 2015 il clima è teso, con un tentativo di golpe denunciato dal governo conservatore in carica e, di contro, con le accuse di autoritarismo da parte dell'opposizione di centrosinistra. Al centro delle tensioni vi è un caso d'intercettazioni illegali ordinate dal premier in carica, Nikola Gruevski, utilizzate poi dal leader dell'opposizione come arma di ricatto contro il governo del primo ministro.

Negli ultimi due anni il premier macedone aveva usato i servigi dell'ex capo dell'intelligence, Zoran Verushevsky, per intercettare illegalmente oltre 20.000 persone nel piccolo paese di 2 milioni di abitanti, tra cui politici, giornalisti e normali cittadini. Zoran Zaev, il leader dell'opposizione, ha ottenuto (presumibilmente da servizi segreti stranieri) le copie dei nastri illegali al fine di ricattare il governo, minacciando di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche e accusando il governo di averle commissionate insinuando che la conseguenza sarebbe potuta essere una "rivoluzione colorata". Tuttavia il premier macedone non ha ceduto al ricatto, e alla fine di gennaio i servizi di sicurezza hanno arrestato Verushevky e i suoi complici con l'accusa di aver pianificato un colpo di Stato, mentre a Zaev è stato ritirato il passaporto per impedirgli di fuggire all'estero durante l'inchiesta. Nel pc di Verushevsky, sottratto dalla polizia al tentativo del figlio di distruggerlo, sarebbero stare rinvenute conversazioni via Skype dove Verushevky e un'altra persona parlavano della possibilità che lo scandalo delle intercettazioni innescasse una nuova guerra civile.

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Tags:
Nicola Gruevski, Zoran Zaev, Macedonia
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