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    Foto da archivio: il padre Vladimir Putin senior, la madre Maria Putina con figlio Vladimir Putin. La fabbrica dove mio  padre lavorava, era militareIn attesa di aerei nazisti. Leningrado

    Putin: la vita è una cosa semplice. E crudele

    © Foto: Personal archive of Vladimir Putin © Sputnik. Yakov Brodskiy © Sputnik. Grigorij Chertov
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    Il Presidente Putin ha raccontato alla rivista "Russkij Pioner" dei suoi genitori durante la guerra, di suo fratello, delle incredibili coincidenze verificatesi durante la sua vita.

    I suoi genitori non potevano e non volevano odiare i loro nemici.

    "Mio padre non amava parlarne. Ma quando parlava e ricordava qualcosa con i suoi coetanei, ero vicino. Ho tutte le informazioni sulla guerra e su quello che è successo alla mia famiglia grazie alle conversazioni tra gli adulti.

    Prima della guerra mio padre lavorava in fabbrica e viveva con la madre a Petrodvorets, vicino Leningrado (San Pietroburgo). Lì avevano costruito la propria casa.

    La fabbrica dove mio  padre lavorava, era militare
    © Sputnik. Yakov Brodskiy
    La fabbrica dove mio padre lavorava, era militare
    La  abbrica, dove mio padre lavorava, era militare, cosa che gli evitò la chiamata al fronte. Tuttavia scrisse una lettera in cui chiedeva di combattere nel fronte. Lo mandarono in un'unità di sabotaggio. Era un piccolo distaccamento. Diceva che c'erano 28 persone, il comandante era un tedesco, cittadino sovietico, ma tedesco. Li mandavano dietro le linee nemiche per far saltare ponti, linee ferroviarie… Una volta uno di loro li aveva traditi. Giunsero in un villaggio, poi andarono via e quando fecero ritorno li aspettavano i nazisti. Di 28 uomini ne sopravvissero 4. Ventiquattro vennero uccisi. Li inseguivano attraverso i boschi, mio padre rimase vivo, perché si nascose in una palude,dove trascorse diverse ore, respirando attraverso una canna. Ha raccontato che mentre era nella palude, sentiva i soldati tedeschi che erano a pochi passi da lui… Era già l'inizio dell'autunno, faceva freddo…

    In seguito vennero mandati nell'esercito regolare, a Nevsky Pyatachok. Probabilmente era il punto più caldo di tutto l'assedio di Leningrado. Le nostre truppe mantenevano il controllo di una piccola base, 4 chilometri di larghezza e 2 di profondità. Doveva essere il punto da cui lanciare il contrattacco per rompere l'assedio. Tuttavia irruppero in un'altra zona. Ci furono combattimenti molto pesanti. Intorno alle alture veniva bombardata ogni cosa. I tedeschi sapevano che da lì sarebbe potuta partire una controffensiva, pertanto cercarono di cancellare Nevsky dalla faccia della terra.

    Le perdite umane dell`URSS sono 27 milioni di cittadini sovietici contro 427mila americani, 412mila britannici e 5 milioni di tedeschi.
    © Sputnik. Yevgeniy Biyatov
    Le perdite umane dell`URSS sono 27 milioni di cittadini sovietici contro 427mila americani, 412mila britannici e 5 milioni di tedeschi.
    Qui mio padre rimase ferito. La ferita era grave. Il resto della sua vita lo ha trascorso con delle schegge nella gamba. La pianta del piede non si piegava. I medici preferirono non toccare le piccole schegge per non frantumare l'osso. Hanno salvato il piede. Aveva una disabilità e in qualità di disabile di guerra gli diedero un appartamento. Naturalmente non subito dopo la guerra, ma quando già lavoravo nel KGB. Era il nostro primo appartamento non condiviso. Un piccolo appartamento con 2 camere da letto. Fu una grande gioia.

    Era rimasto ferito durante un raid alle spalle dei tedeschi: arrivarono in un bunker tedesco, da lì, come disse mio padre, uscì un omone, li guardò… non potevano alzarsi perché erano sotto il mirino. Quest'uomo tirò fuori una granata, poi un'altra e le gettò contro di loro… La vita è una cosa semplice. E crudele.

    Era già inverno, la Neva era ghiacciata, era necessario attraversare il fiume e naturalmente non poteva camminare. Le possibilità di raggiungere i suoi compagni erano poche, in quanto la Neva veniva bombardata con l'artiglieria e le mitragliatrici. Casualmente si trovò proprio lì il vicino di casa. Proprio il suo vicino lo trascinò e lo portò in ospedale. Poi aspettò in ospedale fino a quando non venne operato e disse a suo padre: "E' tutto, ora vivrai, invece io andrò a morire." Se ne andò.

    Mio padre credeva che il suo vicino di casa fosse stato ucciso. Solo negli anni '60, non ricordo esattamente l'anno, incontrò il suo salvatore. Era entrato in un negozio per comprare da mangiare e lo vide. Una possibilità su un milione…

    Mia madre raccontava come andava da papà in ospedale, dove giaceva ferito. Avevano un figlio, aveva 3 anni. La fame, l'assedio… Mio padre le dava le razioni dell'ospedale. In segreto da medici e infermieri. Mamma le nascondeva e le portava a casa per dare da mangiare al bambino. Dopo mio padre cominciò ad accusare svenimenti per la fame, i medici capirono cosa stava accadendo e non la lasciarono più passare.

    Dopo le portarono via suo figlio. Per salvare i bambini dalla fame, venivano mandati negli orfanotrofi per ulteriori evacuazioni. Si ammalò lì, mia madre disse che si trattava di difterite,  e non sopravvisse. Non sapevano dove l'avevano sepolto. Proprio l'anno scorso persone a me non conosciute di propria iniziativa hanno lavorato negli archivi ed hanno trovato documenti su mio fratello. Nome, cognome, patronimico e data di nascita coincidevano. Era indicato il luogo di sepoltura: Piskarevsky. Era specificato anche il luogo preciso.

    I bambini di Leningrado durante l'assedio nazista.
    © Sputnik. Vsevolod Tarasevich
    I bambini di Leningrado durante l'assedio nazista.
    Mio padre prese le stampelle e tornò a casa dopo che portarono via suo figlio, mia madre era rimasta sola e gli permisero di andare. Mentre si avvicinava a casa, vide che i medici portavano via i cadaveri dall'androne. Vide mia madre. Gli sembrava che respirasse. I medici dissero: "E' ancora viva!" — "Morirà in strada, — dicevano gli infermieri. — Non sopravviverà". Si scagliò contro di loro con le stampelle e li costrinse a riportarla a casa. Sopravvisse. Ed ha vissuto fino al 1999. Mio padre è morto alla fine del 1998. Sono nato tardi. Mia madre mi ha messo al mondo a 41 anni.

    Dopo la fine del blocco di Leningrado, si trasferirono dai genitori di mio padre nella provincia di Tver, fino alla fine della guerra vissero lì. Mio padre aveva 6 fratelli, 5 morirono. Erano morti i parenti di mia madre. Non c'era famiglia dove non era morto qualcuno. Ma non provavano odio per il nemico, cosa incredibile. Non riesco ancora a comprenderlo appieno. Mia madre diceva: "Che odio può esserci contro questi soldati? Erano persone semplici che morivano in guerra."

    Queste parole le ricordo fin dall'infanzia.

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    Tags:
    memorie, genitori, blocco di Leningrado, Vladimir Putin, URSS
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