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    Il leader coreano Kim Jong Un

    Dopo Iran si tratterà anche con Corea del Nord?

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    Obama potrebbe pensare a un altro successo diplomatico

    Il successo del negoziato con l'Iran, che dopo anni di trattative ha accettato di limitare la sua attività di arricchimento di uranio in cambio di revoca di una parte delle sanzioni, ha fatto nascere delle speranze anche per il negoziato sul problema nucleare della Corea del Nord.

             Secondo l'orientalista Aleksandr Vorontsov, responsabile della sezione Corea e Mongolia dell'Istituto di studi orientali dell'Accademia delle scienze della Russia, è giusto tracciare un parallelo tra i due processi negoziali. Le trattative con la Corea del Nord iniziarono nel 2003, ma sei anni dopo, nel 2009, Pyongyang si ritirò, dichiarando che da trattative tra pari il negoziato si era trasformato in un processo con 5 magistrati e 1 imputato. Da allora però, grazie agli sforzi diplomatici, in primo luogo della Russia e della Cina, i nordcoreani hanno cambiato la loro posizione e sono disposti a riprendere il negoziato. L'esperto sottolinea però che ormai la difficoltà principale non riguarda l'intransigenza di Pyongyang.

             "Se prima erano i nordcoreani ad opporsi alle trattative, adesso sono gli americani, i giapponesi e i sudcoreani ad avanzare delle condizioni preliminari. Alla Corea del Nord si chiedono delle concessioni unilaterali per dimostrare la serietà delle sue intenzioni. Gli esperti sospettano che da parte di Washington, Tokyo e Seul si tratti soltanto di un pretesto per evitare il rinnovo del negoziato e continuare la politica di isolamento della Corea del Nord, sperando che a breve il regime nordcoreano crollerà. Evidentemente, in Occidente è in corso una lotta tra coloro che vogliono davvero riaprire le trattative e quelli che a parole si dicono favorevoli, ma in realtà stanno indugiando. Comunque, il successo delle trattative con l'Iran fa sperare che venga riaperto anche il negoziato a 6 sul problema nucleare della Corea del Nord".

             Acluni esperti ritengono che gli USA abbiano accettato il compromesso con l'Iran per invogliare Teheran a girare le spalle alla Russia e che cercheranno di fare alrettanto anche con la Corea del Nord. Secondo Aleksandr Vorontsov, è poco probabile che ci possano riuscire.

    "Alle trattative con l'Iran tutte le parti, americani compresi, hanno avuto dei propri interessi. Anche alle trattative con la Corea del Nord alcune delle parti negoziali volevano conseguire dei propri obiettivi. Per esempio il Giappone voleva discutere il problema dei rapimenti dei cittadini giapponesi, tanto che a un certo punto ha cercato addirittura di imporre la questione come una delle condizioni del negoziato sul programma nucleare. Secondo gli esperti, ciò è stato una delle cause dell'insuccesso. Tuttavia, ci sono anche degli esempi opposti, quando gli americani cambiavano bruscamente il loro atteggiamento nei confronti della Corea del Nord, iniziando a negoziare in maniera costruttiva.

     

             Vorontsov è convinto che i nordcoreani vorrebbero riaprire il dialogo con Washington. Pyonyang non ha mai nascosto che la sua priorità più grande in politica estera è la normalizzazione dei rapporti con gli USA, ma in questo caso, a differenza della situazione attorno all'Iran, l'amministrazione americana ha una possibilità di manovra molto più limitata, perché i suoi alleati — Tokyo e Seul — seguono con la massima attenzione l'evoluzione dei contatti tra Washington e Pyongyang. Occorre anche capire quanto siano radicati gli umori contro la Corea del Nord all'interno dell'establishment e al Congresso USA. Ciò nonostante, dice l'esperto, molto dipende dall'amministrazione statunitense. Nel passato Clinton aveva  iniziato avviando preparativi per una guerra contro la Corea del Nord, ma poi ha cominciato a negoziare in maniera costruttiva ed era quasi disposto a riconoscere Pyongyang diplomaticamente. Dopo Clinton, anche George W. Bush prima ha incluso Corea del Nord nell'"asse del male", non escludendo un'opzione militare, ma successivamente è passato al dialogo. Anche adesso non possiamo escludere che dopo l'Iran Barack Obama possa cercare di conseguire un altro successo diplomatico. 

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    Negoziato a 6, Corea del Nord
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