15:16 23 Marzo 2017
    Vladimir Putin, Sergey Aksyonov, Vladimir Konstantinov e Aleksei ChalyBambini giocano a Sebastopoli nell'anniversario dell'adesione alla Russia

    Benvenuti nella "Zona Speciale" Crimea, allacciate gli scarpini

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    Riccardo Pessarossi
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    Esattamente un anno fa, il 18 marzo del 2014, a Mosca avveniva la firma del trattato di adesione della Crimea alla Russia, che sanciva il rientro della penisola nella composizione della Federazione Russa, con la città di Sebastopoli dotata dello status di "soggetto speciale", come Mosca e San Pietroburgo.

    In un anno sono cambiate molte cose, tante in meglio, altre ancora in divenire. A causa delle sanzioni internazionali però ne restano alcune che sulla penisola crimeana non si possono fare: prelevare denaro contante con il bancomat, accedere a google e relativi servizi dallo smartphone e, udite udite, giocare a calcio. Se andrete con un pallone in un parco, nessuno ve lo bucherà, anzi, grazie al mite clima della penisola sarà facile che troviate subito dei ragazzini pronti a seguirvi. Il discorso riguarda le competizioni ufficiali, che l'UEFA, che pur si vanta di avere a cuore le sorti del football europeo,  ha vietato, seguendo la linea della UE per cui la Crimea non viene riconosciuta come russa. I club della penisola non possono partecipare al campionato russo, dissero fin da subito, altrimenti ci saranno nuove sanzioni fino all'esclusione delle squadre russe dalle coppe. Sono seguiti mesi di elucubrazioni giuridiche per trovare una via d'uscita dalla situazione, ma non si è andati oltre l'inclusione della Crimea nella carta della Russia durante il video di presentazione del simbolo dei Mondiali 2018, che mandò su tutte le furie addirittura la FIFA. 

    Ora, ad un anno di distanza, nell'oscuro tunnel dove si incontrano sport, politica e burocrazia sembra affacciarsi uno spiraglio di luce, come spiega a Spuntik Italia Aleksandr Krasil'nikov, presidente della Federazione di Calcio della Crimea.

    Aleksandr Krasilnikov al centro, insieme ai rappresentanti UEFA che si sono regati in visita in Crimea
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    Aleksandr Krasilnikov al centro, insieme ai rappresentanti UEFA che si sono regati in visita in Crimea

    Ricapitoliamo, il 18 marzo al Cremlino Vladimir Putin ed il primo ministro della Repubblica autonoma di Crimea, Sergey Aksyonov firmano il trattato di adesione della Crimea alla Russia, poi cosa cambia per il calcio in Crimea? 

    All'inizio nulla, perchè le nostre due squadre, Sebastopoli e Tavria Simferopoli disputano fino alla fine il campionato ucraino, anche se in campo neutro. Si è trattato solo di una fatto formale, però. Per la nuova stagione era stato deciso che le squadre crimeane avrebbero dovuto giocare nel campionato della zona sud della Russia. Ma la Federcalcio Ucraina ha fatto pressioni sull'UEFA e quest'ultima sulla Russia, minacciando ulteriori sanzioni se le squadre della Crimea fossero scese in campo in Russia. Il 4 dicembre ci hanno comunicato il divieto a giocare in un campionato organizzato sotto l'egida della Federazione Russa a partire dal 1° gennaio 2015. Ciò nonostante ci hanno detto che era indispensabile preservare l'attività agonistica in Crimea.

    Anche l'UEFA non è venuta meno alla tattica dei "doppi standard". Ora come si è usciti da questo stallo?

    L'UEFA è rimasta succube della situazione. L'Ucraina era contraria al fatto che le squadre della Crimea giocassero in Russia. Per questo motivo da Kiev hanno ritirato tutti i cartellini dei giocatori —che avevano ancora passaporto ucraino- obbligandoli a rinunciare di fatto al loro lavoro. L'UEFA, non opponendosi a questo gesto, ha di fatto avallato la privazione del diritto al proprio lavoro per i tesserati delle squadre della Crimea, che è proseguita per mesi. Finalmente, a fine gennaio a Mosca abbiamo avuto un incontro con i rappresentanti dell'UEFA ed il ministro dello Sport russo Vitaly Mutko da cui è scaturita l'idea di organizzare un campionato interno della Crimea, nè sotto la Russia nè sotto l'Ucraina: la Crimea è stata riconosciuta "zona speciale" dall'UEFA ed è in questa cornice inedita, perchè non ha simili in Europa, che ci stiamo muovendo.

    "Zona speciale" vuol dire che chi vincerà il prossimo campionato della Crimea andrà in Champions League?

    Veduta dalla filovia Miskhor - Ai-Petri.
    © Sputnik. Konstantin Chalabov

    No, purtroppo, anche se molta gente mi ferma per strade e me lo chiede. "Zona Speciale" vuol dire che le 8 squadre registrate in Crimea daranno vita ad un campionato a parte. Vogliamo essere una "zona aperta" a tutti, una zona d'amicizia: ucraini, russi, stranieri, purchè possano giocare e siano d'esempio ai ragazzini.

    Quali sono i prossimi passi che verranno compiuti per restituire il calcio alla gente della Crimea?

    I funzionari dell'UEFA hanno visitato la Crimea ed i nostri impianti sportivi ed è arrivata la promessa di erogare dei fondi a sostegno dei settori giovanili. Per il momento la cosa più importante è che i giocatori ed i dipendenti delle società hanno riacquisito lo status ufficiale che avevano perso dopo il ritiro delle licenze da parte dell' Ucraina e che ora gli otto club della Crimea possono di nuovo giocare alla luce del sole. E' allo studio l'organizzazione del primo campionato della Crimea, che partirà a settembre, mentre proprio nell'anniversario dell'adesione alla Russia si sono giocate le partite inaugurali della Coppa della Crimea. 

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    Crimea, Manifestazione a sostegno del calcio professionista

    Nel suo slogan l' UEFA dice "We care about football", ma la sensazione è abbiano abbandonato la Crimea a sè stessa, non crede?

    Vede, all'UEFA  non sanno che il calcio in Russia è partito proprio da Sebastopoli: 103 anni fa, il 19 gennaio del 1912 quando venne fondata la Federazione Calcistica Sovietica a Leningrado, tre furono i soggetti promotori: le sezioni calcistice di Mosca, Leningrado e appunto Sebastopoli. A Kiev invece pensavano ad altro, ed in vent'anni l'unico gesto tangibile che ci hanno riservato è stato quello di vietare la parola "russo" sul territorio della Crimea. Così prima delle partite non potevamo mettere l'inno di Sebastopoli e della nostra squadra, "Leggendaria Sebastopoli, città dei marinai russi". Ora c'è gente che viene allo stadio solo per ascoltare questa canzone gloriosa.

    La Crimea è davvero una "zona speciale". Da nessun'altra parte dopo una partita ufficiale il presidente starebbe mezzora in mezzo al campo a rispondere alle domande dei tifosi sul futuro della squadra, come fa il patron del "Sebastopoli — Football Club della Flotta Russa" (questo il nome ufficiale della squadra). Qui, la "cortesia" viene prima di tutto, esattamente come nel marzo di un anno fa. 

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    Crimea, Calcio, Sport, intervista, UEFA, Sergej Aksenov, Vladimir Putin, Crimea, Russia
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