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    Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, sventola una bandiera del suo paese

    Perchè gli USA vogliono destabilizzare il Venezuela

    © REUTERS/ Miraflores Palace
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    La Casa Bianca ha annunciato in un "ordine presidenziale" nuove sanzioni contro il Venezuela, motivate dal fatto che, ogni giorno di più, il governo di Caracas rappresenterebbe "una straordinaria e inusuale minaccia per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti".

    Dura la replica del presidente venezuelano Maduro, che, martedì scorso, nel corso di una trasmissione televisiva a reti unificate ha diciarato che "gli Usa hanno dato il passo più aggressivo ed ingiusto che mai sia stato compiuto contro il Venezuela. Quest'attacco chiaramente rivela come il presidente Obama abbia deciso, visto il fallimento dei molti colpi di Stato fin qui invano appaltati alla destra locale, d'assumere in proprio il compito di abbattere il mio governo". Il presidente dell'Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, ha aggiunto che "le sanzioni altro in effetti non sono che il preludio d'una vera e propria azione militare, già progettata nei minimi dettagli".

    Sputnik Italia ha raggiunto l'ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julián Isaías Rodríguez Díaz, per comprendere meglio i fatti.

    - Ambasciatore, qual è la situazione che sta vivendo il suo paese?

    In questo momento, il Paese sta vivendo l'imposizione di una guerra "continuativa". Non si tratta di guerre "formali", ma di guerre "di colore", le cosiddette primavere, le cui conseguenze si ripercuotono con forza all'interno del nostro paese, perché ci sono tutte le intenzioni di destabilizzare il Venezuela. Questo accade perché stiamo costruendo una società alternativa a quella del modello capitalistico, e soffriamo molto per questo tipo di guerra.

    Tuttavia, abbiamo l'assoluta certezza che la maggioranza del popolo venezuelano è assolutamente cosciente di ciò che il governo sta costruendo. Quest'ultimo vuole difendere la propria sovranità, così come sosterrà tutte le azioni atte a concretizzare questo modello di società alternativa. Il Venezuela è l'unico esempio nel mondo di una rivoluzione senza violenza che si è realizzata democraticamente tramite il processo elettorale e che potrebbe essere perfettamente un esempio per il mondo che non vuole la violenza.

    È proprio per questa ragione che si vuole destabilizzare il Paese.

    - In questo progetto di pace, come può l'Unione Europea aiutare il Venezuela?

    L'Europa può aiutare il Venezuela fondamentalmente visitandolo. Dando un apporto al dialogo all'interno del nostro paese, offrendo alternative non solo per noi ma anche per tutta l'America Latina. Perché è vero che il Venezuela sta soffrendo questa situazione, ma anche l'Ecuador, la Bolivia, l'Argentina e addirittura il Brasile sono in pericolo.

    Se L'Unione Europea si avvicinerà al nostro paese potrà vederci in modo diverso, cioè come protagonisti dei fatti mondiali: solo in questo modo potremo condividere, in primo luogo, la costruzione di un progetto di pace. L'Europa sta cercando di realizzare questo processo in Ucraina, e noi stessi vogliamo contribuire a costruire la pace in Europa. Questo modo d'interagire, gli uni con gli altri, potrebbe creare una nuova tipologia di mercato, anche per l'Europa, perché la pace non si costruisce solo con la diplomazia politica, ma anche attraverso l'economia.

    Laddove c'è stabilità, c'è sempre la pace.

     

     

     

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