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    Shale gas in Algeria minaccia l’inquinamento dell’acqua nel Sahara

    © flickr.com/ Dana Schagunn
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    Ma l’esaurimento delle risorse petrolifere continua a spingere l’utilizzo delle tecniche non convenzionali. Così, ancora una volta gli europei utilizzano l’Africa come una colonia da depredare.

    Il gruppo francese Total, altre compagnie petrolifere multinazionali, tra cui Halliburton e Schlumberger, e il governo algerino sono nel mirino di una protesta ecologica e democratica senza precedenti in Algeria.

    Un movimento cittadino accusa la compagnia petrolifera multinazionale francese di ricorrere all'uso della fratturazione idraulica sul territorio algerino anche se questa tecnica è oggetto di un divieto in Francia dal 2011, mentre lo sfruttamento del gas di scisto è reso possibile in Algeria da una nuova legge sugli idrocarburi promulgata nel 2013.

    Total ha vinto nel 2009 una gara per l'acquisizione di quasi il 49% della licenza di "esplorazione e sfruttamento di Ahnet". L'avvio dell'esplorazione è stimato nel 2015 con un potenziale di 700 milioni di barili.

    L'uso della fratturazione idraulica pone crudamente la questione delle risorse idriche nel Sahara. Un consumo intensivo di acqua e l'inquinamento delle acque sotterranee e di superficie costituiscono le minacce che sono il cuore delle preoccupazioni del movimento dei cittadini. In questa regione arida, l'inquinamento delle acque è visto come "una questione di vita o di morte".

    Gli attivisti hanno anche scoperto la presenza di sostanze chimiche, come Ezeflo110, utilizzato per la fatturazione idroelettrica, stoccate in luoghi non protetti.

    Alla fine di febbraio, quando la repressione algerina è in aumento contro i cittadini, l'eurodeputato José Bové scrive: "Il semplice fatto che la Total stia valutando lo sfruttamento dello shale gas nel deserto dimostra ancora una volta che questa società è criminale".

    Ma il presidente Abedelaziz Bouteflika è stato chiaro, affermando il suo impegno a "trarre profitto" da tutti gli idrocarburi, incluso lo shale gas, definiti "doni di Dio". L'interesse del governo algerino per gli idrocarburi non convenzionali riflette la preoccupazione per l'esaurimento delle risorse convenzionali, dalle quali il paese è fortemente dipendente dal punto di vista economico, nonostante le perforazioni da fratturazione idraulica ricordino alle popolazioni sahariane il periodo drammatico dei test nucleari francesi nel sud del paese, a Reggane, nel 1960. 

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