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    I ministri degli Esteri dei Quattro di Normandia a Parigi

    A Berlino i “quattro della Normandia” cercano di superare le divergenze

    © AP Photo/ Francois Guillot, Pool
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    Alla vigilia dell’incontro di Berlino tra i “quattro della Normandia” rimanevano delle divergenze in merito all’implementazione degli accordi raggiunti a Minsk.

    A Berlino i rappresentanti dei ministeri degi Esteri dei quattro paesi "della Normandia" stanno discutendo l'implementazione degli accordi di Minsk che devono portare alla soluzione del conflitto in Ucraina. L'incontro è stato preceduto da una serie di passi che dovevano ridurre la tensione: proprio il 6 marzo l'esercito ucraino deve cominciare il ritiro dei lanciarazzi multipli "Uragan". Parallelamente alla riduzione della tensione militare si sta cercando di trovare una formula politica che consenta alle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk di restare nel quadro dell'Ucraina.

    A Berlino si parlerà anche di costituzione di alcuni sottogruppi di lavoro, nell'ambito del gruppo di contatto per l'Ucraina, che dovranno coordinare l'implementazione dei singoli accordi raggiunti a Minsk.

    Il ministro degli Esteri della Germania Frank-Walter Steinmeier ieri ha riconosciuto che le tensioni nell'Est dell'Ucraina si sono allentate in misura notevole, rilevando però di non essere soddisfatto della lentezza con cui procede l'implementazione degli accordi di Minsk. Alla vigilia dell'incontro di Berlino sono comparse anche altre informazioni che stanno a indicare che le divergenze tra le parti sono parecchie.

    Ieri, per esempio, il Ministero degli Esteri della Russia ha dichiarato che la missione dell'OSCE in Ucraina sta avanzando, senza alcun motivo, delle condizioni supplementari, chiedendo a Donetsk e Lugansk tutte le informazioni sul ritiro delle armi pesanti. "Il compito dell'OSCE è quello di controllare il ritiro dalla zona di sicurezza e non i nuovi luoghi di dislocazione degli armamenti", — ha fatto ricordare il portavoce del ministero. Nel contempo le autorità delle Repubbliche popolari di Donestsk e Lugansk hanno accusato il governo di Kiev di violazione degli accordi che riguardano la riforma costituzionale in Ucraina. "Nessuno ci ha invitato a far parte della commissione costituzionale, ciò è in contrasto con il punto 11 del documento di Minsk", — ha dichiarato il rappresentante plenipotenziario di Lugansk Vladislav Deinego.

    Ciò nonostante la riduzione delle tensioni nel Donbass è ovvia. Ieri Kiev ha annunciato l'inizio della seconda fase del ritiro. Sullo sfondo di ciò, forse per la prima volta, le due repubbliche autoproclamate hanno manifestato la loro disponibilità a discutere con Kiev le condizioni che consentano al Donbass di restare nel quadro dell'Ucraina. "Lo status speciale è inteso da noi come la possibilità di una piena autonomia, dalla ripartizione delle risorse del bilancio alla formazione degli organi di potere, intanto nel quadro dell'Ucraina, e al diritto di uscire dal suo quadro che deve essere sancito per iscritto", — ha spiegato Vladislav Deinego. Fino a questo momento le autorità delle repubbliche autoproclamate avevano dichiarato che il loro scopo era l'indipendenza e che la permanenza nel quadro dell'Ucraina non era possibile in nessuna circostanza.

    In tal modo, a meno di un mese dalla firma degli accordi di Minsk, gli accordi stanno portando a risultati reali. Tuttavia gli USA e l'UE continuano a minacciare la Russia di nuove sanzioni se gli accordi di Minsk non dovessero essere rispettati in pieno.

     

     

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    accordi di Minsk, Il Ministero degli Esteri della Russia, Ucraina, Berlino, Russia
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