25 febbraio 2015, 19:36

Mediaset vuole le antenne della Rai e con Ei Towers lancia un’opa su Rai Way.

Mediaset vuole le antenne della Rai e con Ei Towers lancia un’opa su Rai Way.

La vera democrazia passa sempre più attraverso la libertà dell’informazione, anche televisiva. Oggi in Italia potrebbe aprirsi un nuovo quanto attento dibattito sullo stato del pluralismo televisivo.

 

Mediaset dichiara di voler acquistare Rai Way "per costruire un'aggregazione nazionale dell' infrastruttura di trasmissione televisiva" e lo fa mettendo sul piatto un'opa di 1,22 miliardi di euro tramite la controllata Ei Towers, che possiede le antenne di Cologno Monzese.

L'offerta, che prevede una componente in denaro e una in azioni, riconosce ai soci di Ray Way una parte in contanti di 3,13 euro e 0,03 azioni ordinarie Ei Towers di nuova emissione. La parte cash corrisponde al 69% della valorizzazione di ogni titolo della società delle torri della Rai. Il pagamento della componente in contanti, invece, sarà integralmente garantito da un primario istituto di credito internazionale che concederà a Ei Towers il finanziamento per il pagamento.

L'operazione, approvata all'unanimità dal board, prevede la convocazione di un'assemblea il 27 marzo prossimo per un aumento di capitale: solo dopo quella data partirà l'opa, che avrà una durata tra i 15 e i 40 giorni per poi concludersi entro l'estate.

Nello spiegare le ragioni dell'operazione Ei Towers parla della "creazione di un operatore unico delle torri broadcasting" per "porre rimedio all'attuale situazione di inefficiente moltiplicazione infrastrutturale dovuta alla presenza di due grandi operatori sul territorio nazionale". La società delle torri del gruppo Mediaset assicura in ogni caso che "continuerà a garantire l'accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi". Ci sono tre condizioni da soddisfare per concludere il deal: la Rai deve ovviamente accettare e, a quanto risulta, un consiglio di amministrazione dovrebbe riunirsi domani a Milano per discutere dell'offerta, anche se ufficialmente sul tavolo c'è la riorganizzazione di viale Mazzini. L'Antitrust deve poi dare il via libera all'operazione e anche il Mise deve autorizzare la Rai a continuare ad operare con la nuova società, mentre Ei Towers assicura la collaborazione per espletare il servizio pubblico. La società di Mediaset, che auspica la chiusura dell'affare entro l'estate prossima, "aprirà sempre più la propria infrastruttura, in prospettiva agli operatori di Tlc".

La società del Biscione ha poi assicurato che intende continuare a garantire l'accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi. Tramite la sua offerta, Ei Towers intende revocare le azioni di Rai Way dal listino di Piazza Affari, dove la società è stata da poco quotata, procedendo all'acquisto di una partecipazione che dovrebbe rappresentare più del 50% del capitale sociale.

La decisione ha suscitato molte polemiche nel mondo politico, in primis con la levata di scudi del M5S che, in una nota, ha dichiarato: "Ove l'operazione dovesse andare in porto, la trasmissione del segnale dei canali Rai sarebbe nella disponibilità del gruppo Mediaset”. Questo significa una sola cosa, prosegue la nota. “Continua il patto del nazareno televisivo: una risorsa pubblica messa sul mercato sta per essere fagocitata dal gruppo Mediaset". I deputati del M5S chiedono quindi l’intervento dell’Antitrust: "Auspichiamo un intervento deciso dell'autorità Antitrust per scongiurare la creazione di un monopolio in un mercato strategico a tutela dei consumatori, degli operatori e in ultima istanza di quel che rimane del pluralismo nel nostro Paese". Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, denuncia: "Tutto questo può avvenire esclusivamente perché, in modo irresponsabile o magari premeditato, il governo ha costretto la Rai a fare cassa in tempi rapidi dopo aver tagliato 150 milioni di euro a copertura del decreto irpef (80 euro) e contestualmente indicando la quotazione in borsa di Raiway".

Anche dal Pd piovono proteste, con Michele Anzaldi – deputato PD e segretario della commissione di Vigilanza Rai – che dichiara: "L'offerta di Mediaset appare poco comprensibile, il governo è stato chiaro su Rai Way: la quotazione in borsa è stata vincolata alla cessione di una quota non superiore al 49%, il controllo delle torri del servizio pubblico resta saldamente in mano pubblica".

Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel afferma: "A questo punto è assolutamente urgente e necessario che il governo parli chiaramente e ci dica cosa ne pensa e cosa intenda fare per proteggere la struttura strategica del servizio pubblico radio-tv, dall'Opa dell'azienda concorrente". Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, l'Opa Mediaset "conferma le ragioni per cui c'eravamo opposti all'alienazione del patrimonio di Raiway, che è un depauperamento del patrimonio della Rai e un indebolimento del patrimonio pubblico. Si ripropone il tema della concentrazione anziché quello dell'investimento sull'informazione pubblica".

In allarme anche il sindacato dei giornalisti Rai. Se l'Opa di Mediaset "andasse in porto - denuncia in una nota l'Usigrai - determinerebbe una concentrazione tale da mettere a rischio anche la libertà d’informazione". Il sindacato chiede di “regolare definitivamente i conflitti di interesse" e si rivolge al governo, con il quale "abbiamo avviato contatti. Chiediamo chiarezza al governo e chiediamo all'Antitrust di aprire con urgenza un fascicolo. Le torri della Rai Servizio Pubblico devono restare in mano pubblica. E' un principio che l'Usigrai ha affermato dall'inizio di questa vicenda esprimendo sempre allarme e contrarietà e decidendo persino di acquistare alcune azioni di Raiway, ed è quello che andremo ad affermare con forza nell'assemblea dei soci".

A favore dell'Opa si esprime invece il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti: "Vedo con favore qualsiasi iniziativa di aggregazione nei settori delle telecomunicazioni, della tv e dell'editoria. La concorrenza è a livello globale, dobbiamo confrontarci con colossi anglo-americani e asiatici e le imprese italiane soffrono di nanismo capitalistico. Vedo reazioni rabbiose" aggiunge Toti, facendo riferimento anche alla vicenda Mondadori-Rcs, "da parte di politici che non riescono a capire che le imprese italiane sono sottodimensionate". Il senatore forzista Altero Matteoli accusa "la sinistra e non solo" di voler impedire a Silvio Berlusconi "l'esercizio dell'attività imprenditoriale dopo avergli impedito di svolgere a pieno la sua legittima attività politica. Gli organi preposti verificheranno la regolarità dell'Opa".

 

 

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