24 febbraio 2015, 18:15

In Lituania la leva obbligatoria. Contro il pericolo d’invasione?

In Lituania  la leva obbligatoria. Contro il pericolo d’invasione?

La Lituania ha deciso di reintrodurre la leva militare obbligatoria, a causa della crescente preoccupazione del governo riguardo al “comportamento della Russia nella regione del Baltico”.

Dopo una riunione di emergenza del consiglio nazionale di difesa nazionale, l’ufficio del presidente della repubblica, Dalia Grybauskaite, ha emesso un comunicato, in cui si legge: “Il consiglio della difesa ha preso in considerazione la situazione geopolitica e le minacce alla sicurezza dello stato, e ha deciso che le capacità di difesa della Lituania hanno bisogno di essere rinforzate”.

Secondo la presidenza della repubblica “il contesto geopolitico attuale richiede il rafforzamento e l’accelerazione del reclutamento per l’esercito”.

 

ll progetto, che ancora deve essere approvato dal Parlamento, prevede, a partire dall’autunno 2015, una convocazione limitata a 3.500 persone l'anno, di età compresa tra 19 a 26 anni, per un periodo di nove mesi.

La leva obbligatoria, abolita nel paese baltico nel 2008, sarà rinnovata per un periodo di cinque anni. L’esercito è attualmente composto da 8 mila uomini, e da circa 4.500 riservisti.

 

Dopo 23 anni dalla dichiarazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica, la Lituania il primo gennaio scorso è entrata a far parte della zona euro, in attuazione al trattato di adesione all’Unione europea, approvato all’unanimità dalla popolazione attraverso un referendum nel 2003. Il primo ministro, Algirdas Butkevičius, sostiene che “ci sono considerazioni geopolitiche che rendono questo passaggio più importante per i Paesi Baltici, che altrove in Europa. L’appartenenza alla zona euro significa appartenere a un più integrato e ristretto gruppo di stati membri dell’Unione Europea. E’ uno dei presupposti fondamentali per una maggiore sicurezza nazionale.“

 

Il governo lituano, pochi giorni dopo il referendum della Crimea, aveva divulgato un manuale con le istruzioni da seguire in caso d’invasione straniera. A tal proposito, Algirdas Butkevičius, ha dichiarato che “il libretto si propone di preparare i civili per diversi tipi di emergenze, di cui la guerra è solo una di loro. La Lituania, come altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, è ben consapevole delle minacce alla sicurezza che viviamo in questo contesto d’incertezza del continente europeo. Pertanto, ogni tensione, ogni conflitto militare alle nostre frontiere solleva la nostra preoccupazione per la sicurezza. Dobbiamo essere pronti a reagire rapidamente. La presenza della NATO nella regione è estremamente importante. Una più stretta cooperazione per la sicurezza tra i Paesi Baltici sta guadagnando sempre più un significato particolare, perché, per quanto riguarda le relazioni con la Russia, l’Unione europea deve essere particolarmente attenta”.

 

Un altro dato rilevante per analizzare le politiche dei paesi baltici verso la Russia e l’Europa, dall’altra parte, è avvenuto il 27 ottobre 2014, quando ha fatto il suo ingresso presso il porto lituano di Klaipèda la nave Independence, dopo un lungo viaggio iniziato presso i cantieri navali della Hyunday Heavy Industries, in Corea del Sud. L’arrivo della nave è stato atteso, oltre che dalla presidente lituana Dalia Grybauskaite, dal primo ministro lettone e dal ministro del Commercio estone, anche da delegazioni americane, svedesi, finlandesi, inglesi, e del Consiglio europeo. La Lituania si è così dotata del suo primo impianto flottante di immagazzinamento e rigassificazione di gas liquefatto.

L’impianto, una volta raggiunta la piena capacità operativa, consentirà di importare gas naturale liquido e rigassificarlo, producendo circa 4 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Questa capacità permetterebbe di coprire l’intero fabbisogno interno lituano (circa 2,7-3 bcm), e anche di assicurare a Lettonia ed Estonia il rimanente gas in caso di necessità (il fabbisogno della Lettonia è infatti di circa 1,7 bcm, mentre quello estone è di circa 0,7 bcm).

Il dato primario da sottolineare è che l’impianto di rigassificazione flottante permetterà alla Lituania di ridurre sensibilmente la propria (attualmente totale) dipendenza dalle forniture finora ricevute dalla russa Gazprom.

Con il nuovo impianto, il gas liquefatto verrà fornito dalla compagnia norvegese Statoil, con la quale Vilnius ha stretto un accordo per 5 anni a un prezzo nettamente più conveniente, il quale oscillerà in una banda compresa tra 328 e 366 dollari per mille metri cubi.

Sebbene l’impianto possa garantire la piena autonomia di Vilnius dalle forniture russe, nel breve periodo non è ancora stata decisa la rescissione del rapporto con Gazprom (con cui l’ultimo contratto scadrà a fine 2015), ma è sicuro che la Lituania si presenterà al tavolo delle trattative con voce molto più autorevole, per ottenere forti sconti sulle future forniture.

Con questa mossa Vilnius intende porsi come protettore dei propri vicini contro ogni possibile variazione della politica energetica russa, innescando un processo virtuoso nel quale in futuro potrebbe essere coinvolta anche la Polonia.

 

Gli effetti che questo cambio di strategia aziendale potranno avere sulla Russia e sul suo sistema economico sono ancora in evoluzione, ma saranno aspetti molto interessanti da monitorare in ottica di probabile mutamento dello scenario geopolitico attuale.

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