13 febbraio 2015, 10:00

Lettera aperta all’Ambasciatore dell’Ucraina in Italia

Lettera aperta all’Ambasciatore dell’Ucraina in Italia

Come si evince dal sito “La verità ucraina” l’Ambasciatore dell’Ucraina Yevhen Perelygin si è rivolto a La Repubblica in seguito ad un’inchiesta pubblicata dal quotidiano. Si tratta di un reportage dell’antropologo Eliseo Bertolasi intitolato “Nell’inferno dell’aeroporto di Donetsk”, comprendente l’articolo del corrispondente Nicola Lombardozzi del 22 gennaio 2015.

In un estratto della lettera, l’Ambasciatore da una parte si lamenta delle “accuse” contro l’esercito ucraino spinte da Lombardozzi, il quale scrive che “l’esercito ucraino riprende a bombardare i villaggi di minatori attorno a Donetsk”, d’altra parte senza farsi troppi scrupoli rivolge al giornale la seguente domanda:

 

Ma come mai la Redazione commissiona i pezzi sull’Ucraina a un giornalista che sta interpretando i fatti sulla base della propaganda russa?”

 

L’ambasciatore afferma che i fatti descritti da Lombardozzi e Bertolasi, ricordiamolo, testimone oculare della situazione nell’aeroporto di Donetsk non sono verificati né confermati. Poi, in un altro passaggio il diplomatico afferma che:

 

“dall’inizio dell’operazione antiterroristica l’artiglieria dell’esercito ucraino risponde solamente al fuoco dell’artiglieria russa e non bombarda i quartieri residenziali come fanno invece i terroristi”.

 

Stando alle raccomandazioni che il Signore Ambasciatore rivolge a La Repubblica, invitando il giornale a una scelta più ponderata degli autori, non troviamo a nostra volta nelle sue affermazioni alcuna prova o testimonianza diretta di quanto da lui scritto, ad esempio sui bombardamenti fatti, secondo le sue parole “dai terroristi”, riferendosi alle milizie di Donetsk. Inoltre l’Ambasciatore ritiene problematico il fatto che Eliseo Bertolasi sia membro dell’Associazione “Lombardia Russia”, partner informatico de La Voce della Russia, che Perelygin definisce “testata propagandistica del Cremlino”.

Il reportage video di Eliseo Bertolasi in questione è una testimonianza diretta dall’aeroporto di Donetsk, uno dei punti più caldi della guerra nel Donbass. Bertolasi fornisce inoltre a La Voce della Russia diversi materiali fotografici e video con testimonianze di civili. A differenza di chi fa propaganda stando seduto nel proprio ufficio, qui si tratta di una descrizione dei fatti sul campo. Che Bertolasi sia riuscito ad entrare nei terminal dell’aeroporto, essendo l’unico italiano per il momento ad aver visto così da vicino la linea del fronte, è stato possibile grazie a contatti ottenuti dopo mesi di mediazioni con i miliziani. È lo stesso Bertolasi a dirlo nel suo reportage:

 

“Ci sono voluti mesi per ottenere l'autorizzazione per entrare nell'aeroporto di Donetsk, mesi di contatti e di mediazioni”.

 

Fino a prova contraria la libertà di parola non è stata annullata. Oltre che ad indicare ai mass media come è opportuno svolgere il proprio lavoro, a novembre 2014 l’Ambasciatore scrisse una lettera a Berlusconi (vedere lettera integrale qui ), lamentandosi della presenza di alcuni membri di “Forza Italia” in qualità di osservatori alle elezioni svoltesi a novembre nel Donbass. Nella lettera, che abbiamo ritrovato sempre sul sito “La verità ucraina”, l’Ambasciatore con un tono alquanto autoritario e quasi minaccioso scrive a Silvio Berlusconi che:

 

la visita nelle regioni di Donetsk e Lugansk di questi autoproclamati osservatori ha violato la legge dell’Ucraina, il che prevede le relative conseguenze giuridiche nei loro confronti. {…} Mi rivolgo a Lei, Onorevole Signor Berlusconi, con la richiesta di confermare la posizione del Suo Partito sulla nonviolazione dei confini degli Stati in Europa e sull’integrità territoriale dell’Ucraina e di separarsi da qualsiasi tipo di dichiarazioni e valutazioni dei predetti pseudo osservatori, in quanto non rappresentano la posizione ufficiale del Partito da Lei presieduto né tantomeno del Suo Paese.”

 

Ora, che l’Ambasciatore ucraino non riconosca le elezioni nel Donbass è un conto, ma parlare di “relative conseguenze giuridiche” e di quello che rappresenta o meno l’Italia sembra un po’ esagerato.

Non finisce qui. Il 6 febbraio nel comune di Ceriano-Laghetto è stata inaugurata una lapide in memoria delle vittime di Odessa nella Seconda guerra mondiale e della brutale uccisione nella Casa dei sindacati di decine di manifestanti filorussi per mano degli estremisti di “Settore destro” il 2 maggio 2014.

La decisione dell’amministrazione della cittadina brianzola ha turbato molto l’Ambasciatore Perelygin, che questa volta ha scritto una lettera al prefetto di Monza, dicendo che si tratta di “un atto manipolato da forze politiche che appoggiano l’iniziativa russa”.

Reazione strana a nostro avviso da parte di un ambasciatore dell'Ucraina, visto il senso dell’iniziativa: commemorare vittime ucraine innocenti.

Ci siamo rivolti al sindaco di Ceriano Laghetto Dante Cattaneo che ha commentato così le polemiche con Perelygin in merito alla decisione della sua amministrazione:

 

- Sono polemiche secondo me fuori luogo e anche abbastanza incredibili per due motivi. In primis ritengo che un Ambasciatore di uno stato straniero non debba entrare così pesantemente nelle decisioni democraticamente assunte dall’autorità locale, quindi dal Comune di Ceriano-Laghetto. In secondo luogo io difendo la bontà della nostra iniziativa: non abbiamo fatto altro che dedicare una piazza a delle vittime coinvolte in terribili eventi storici, uno degli anni ’40 del 900, con lo sterminio degli ebrei della città, e quello più recente, un episodio violentissimo, che ci ha lasciato senza parole per la crudeltà e la crudità delle immagini. Abbiamo voluto dedicare questa piazza con una scelta democratica, una delibera di giunta per ricordare queste persone. Non abbiamo voluto fare analisi storiche o sostituirci agli organi internazionali che stanno indagando. Innanzitutto per fare memoria, nessuno si può permettere, nemmeno l’Ambasciatore dell’Ucraina, di intromettersi su un’iniziativa di questo tipo.

 

Il 14 febbraio alle ore 16.00 ci troveremo nella piazzetta più che per inaugurare la targa, che è già stata svelata, proprio per rendere omaggio ad un evento che è stato e a quello che non dobbiamo dimenticare mai. Facendo in modo di tenere sempre la guardia alta su quelli che sono stati gli orrori del nazismo, della guerra e delle violenze in generale.

Questa volta ci siamo permessi di scrivere noi una lettera, aperta. La morale della favola potremmo riassumerla in tre punti:

1. Al di là dei colori politici, dove sta il problema se si rende omaggio alla memoria di vittime ucraine della Seconda guerra mondiale, e della Casa dei sindacati ad Odessa il 2 maggio 2014?

2. Fa riflettere che un’autorità straniera possa intromettersi nelle decisioni di sindaci, politici e giornalisti italiani.

3. Quanto ai giornalisti criticati dall’Ambasciatore: l’importante è descrivere i fatti, filmare, documentare. L’Ambasciatore non crede alle testimonianze riportate su La Repubblica o La Voce della Russia?

 

C’è un modo per verificare il tutto: recarsi sul posto e vedere i fatti con i propri occhi. Recarsi nel Donbass, dove muoiono ogni giorno i connazionali dell’Ambasciatore Perelygin, in una guerra che dall’Italia giustamente lui non può vedere.

  •  
    Condividere su