24 dicembre 2014, 22:22

Migrazione 2014: chi, dove e perché

Migrazione 2014: chi, dove e perché

La migrazione verso i paesi dell’Unione Europea ha assunto dimensioni tali che “è ora per i politici di provvedere alle misure necessarie”. Questo giudizio, espresso giorni fa dal giornale danese Jyllands-Posten, rispecchia bene la situazione con i migranti venutasi a creare in Europa. In questo caso si tratta non solo della crescita degli indici quantitativi ma anche di variazioni qualitative.

Il risultato principale del 2014 nella sfera dell' immigrazione è la comparsa di nuove “porte” per coloro che desiderano penetrare illegalmente nell’Unione Europea. Tale ruolo è toccato adesso all’Ungheria. La relativa informazione è stata resa di pubblica ragione dalla rappresentanza regionale dell'Ufficio dell'Alto segretario delle Nazioni Unite per i rifugiati nei paesi dell’Europa Centrale. Dai dati riportati si evince che proprio città di confine ungheresi come Szeged sono diventate “punti caldi” sulla carta europea dei flussi migratori. Il grosso dei migranti che cercano di entrare in questo modo nell’UE è costituito da abitanti dell’Afghanistan e della Siria, nonché dei paesi balcanici.

L’Ungheria viene scelta dai migranti per motivi di sicurezza. Gli itinerari mediterranei sono infatti pericosi per la vita, mentre quelli che passano a nord dall’Ungheria “sono bloccati dal recinto di filo spinato”, secondo l’espressione dell’agenzia di informazione AP. La portavoce della rappresentanza dell'Ufficio dell'Alto segretario delle Nazioni Unite per i rifugiati nei paesi dell’Europa Centrale, Kitty McKinsey, ha così descritto uno dei metodi preferiti dei migranti illegali in Ungheria: aspettano di essere arrestati dalla polizia ungherese per compilare la domanda per la concessione dell’asilo e per essere inviati nei cosiddetti “centri aperti per il ricevimento dei rifugiati”. Dopo di ciò molti di loro scompaiono semplicemete in direzione dell’Europa Occidentale. Nel 2014 le autorità ungheresi hanno già ricevuto 35 mila domande per la concessione dell’asilo contro le 18.900 domande nel 2013. È da notare il numero delle domande è andato crescendo a valanga proprio negli ultimi mesi. Se in marzo sono state registrate 683 domande, in novembre ne sono state 9.125 e in dicembre devono essere non meno di 12.500.

Tendenze analoghe si osservano anche in altri paesi dell’UE. Nel 2008 in Danimarca si contavano 15 mila immigranti illegali, ma attualente il loro numero stimato è 33 mila. Il ministro della giustizia ungherese, Mette Frederiksen, andando palesente contro la prassi integrazionistica esistente nell’UE, ha dichiarato che il gabinetto sta già preparando il progetto di legge sul controllo alla frontiera. Secondo la sua opinione, solo questo controllo può arrestare il flusso di persone desiderose di percepire notevoli sussidi sociali nei paesi dell’Europa del Nord: “L’immigrazione illegale può potenzialmente minare il nostro modello sociale. Per questo motivo non dobbiamo rassegnarci alla stessa”. La lista dei paesi dai quali i rifugiati e i migranti cercano di arrivare in Danimarca è lunga: dall’Algeria nell’Ovest alle Filippine e Vietnam nell’Est.

La situazione è preoccupante anche sull’altro fianco dell’UE, in Slovenia. Il ministero dell’interno sloveno registra una crescita annuale del numero di immigranti provenienti dai vari paesi del mondo. La maggioranza degli stessi arriva dal Kosovo, Siria, Afghanistan, Pakistan ed Iran. Negli ultimi mesi si è intensificato il flusso di immigranti dall’Ucraina e dalla Nigeria. Risulta quindi che il problema dei migranti illegali, tra i quali vanno annoverati anche i rifugiati, ha carattere globale. Questo problema ha sia una dimensione socioeconomica che quella politica, ha detto a “La Voce della Russia” Jurij Krupnov, presidente del Consiglio di supervisione dell’Istituto russo della demografia, migrazione e sviluppo regionale:

- I rifugiati e i migranti come fenomeno globale sono una conseguenza dell’insufficiente livello di sviluppo del mondo. Il punto è che al giorno d’oggi l’umanità non sa, in sostanza, come garantire una vita decente alla gente. Ciò vale per qualsiasi regione del pianeta, inclusi i cosiddetti paesi evoluti.

Nondimento sono indubbiamente le regioni di conflitto, come l’Ucraina e la Siria, le maggiori fonti potenziali di flussi migratori. Una delle misure esaminate dalle autorità dell’Unione Europea al fine di opporsi a questa minaccia è la distribuzione tra i paesi dell’UE delle quote di accettazione dei rifugiati e dei migranti. Ciò riguarda, in particolare, i siriani. Ma non tutti affatto nell’UE sono d’accordo con tale approccio. Il governo ceco è già intervenuto contro l’introduzione di quote, onerose sul piano finanziario ed economico e dubbi sul piano politico.


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