17 dicembre 2014, 16:28

La tragedia non raccontata del Donbass

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Scuole, chiese, ospedali distrutti. Questa è la drammatica realtà che vivono diverse città del Donbass. Come vivono gli abitanti di queste città ridotte in macerie? I bombardamenti contro la popolazione e le infrastrutture del Donbass risuonano nel bel centro dell’Europa, ma i giornali italiani ne parlano? Per avere il quadro della situazione ci rivolgiamo all’antropologo Eliseo Bertolasi, ricercatore associato all’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie.

In collegamento dal Donbass Bertolasi offre a La Voce della Russia la sua preziosa testimonianza diretta sul campo.

- Eliseo, dove ti trovi adesso?

- Buongiorno a tutti, in questo momento mi trovo a Donezk, ci sono arrivato ieri sera tardi. Presto uscirò in città per andare a verificare come vive la popolazione di Donezk.

- Sei arrivato alcuni giorni fa nel Donbass, che cos’hai già visto?

-Io sono arrivato qualche giorno fa e ho avuto modo di visitare alcune città della regione di Lugansk. Ovviamente sono stato nella stessa Lugansk, a Pervomaisk, nella cittadina di Novosvetlovka, a circa 10 chilometri da Lugansk.

Com’è la situazione in queste città? Ci sono i bombardamenti o c’è stata la tregua?

- Nella giornata del 15 dicembre mi trovavo a Lugansk nel primo pomeriggio e per circa un’ora ho sentito in lontananza dei colpi di artiglieria. È evidente che la gente desidera al più presto possibile la pace, nonostante ciò mi sembra pessimista sul fatto che questa guerra possa risolversi a breve termine. Come vive la gente? A Lugansk sembra che la vita stia iniziando a ripartire, la situazione rimane però drammatica nei villaggi, soprattutto adesso che è inverno e quando tutto è stato praticamente distrutto. La gente vive soprattutto grazie agli aiuti umanitari arrivati da Mosca. Sappiamo che Kiev ha sospeso l’erogazione delle pensioni e dei vari servizi sociali. Il battaglione umanitario cosacco istituisce dei punti di distribuzione dei vari centri con medicinali, alimenti. Cercano di supportare il più possibile le esigenze della popolazione stremata, parlo di civili, anziani, bambini, donne.

Si vive un po’ in tutta la Repubblica una sorta di mobilitazione generale dove tutti contribuiscono a far qualcosa. Emergono una forte socialità, cooperazione e solidarietà reciproca tra le persone.

- Come funziona la vita in questi villaggi: di giorno vedi della gente per strada? Com’è un giorno tipico di una persona in guerra in una città quasi totalmente distrutta?

- A Pervomaisk, a Novosvetlovka si vedono in giro pochissime persone, molti si sono rifugiati all’inizio del conflitto dall’altra parte del confine, in Russia. Sono rimasti soprattutto gli anziani. Sono rimaste le persone che avevano problemi fisici per spostarsi. Vivono nella più totale povertà, nell’attesa che arrivino degli aiuti da parte della guardia cosacca. Nella cittadina di Novosvetlovka ho visitato l’ospedale, o meglio, quello che ne è rimasto. Sono stato accolto da un medico che con le lacrime agli occhi mi raccontava quello che è successo. In questa cittadina si trova quella che gli abitanti di Lugansk chiamano la “via della vita”. Si tratta di una magistrale che collega Lugansk con la Russia. Questa via ha dato la possibilità a molti cittadini di Lugansk di trovare rifugio in Russia ed è la strada dalla quale arrivano gli aiuti umanitari di Mosca.

L’esercito ucraino quest’estate ha deciso di interrompere questa via ed ha attaccato e assediato la città bloccando questa connessione. C’è stato poi un contrattacco delle forze della Repubblica popolare di Donezk che sono riuscite a respingere le forze ucraine e a ristabilire questo collegamento. Il problema è che la cittadina di Novosvetlovka è stata assediata per un mese dalle forze ucraine. Qui ho visto tutto distrutto: ospedale, scuola, la casa della cultura, le infrastrutture, l’acquedotto. È stata bombardata anche la chiesa!

Non sono state risparmiate neanche le chiese e le scuole, gli ospedali. Che sensazioni hai provato nel vedere di persona tutta questa distruzione?

- Le sensazioni sono indescrivibili. Ho provato una sensazione di orrore, perché non dimentichiamoci che questa guerra non ha risalto mediatico in Italia e si trova a sole 3 ore di volo dalle nostre città italiane. Com’è possibile che si arrivi ad un livello totale di distruzione sui villaggi, le infrastrutture, sulla popolazione civile senza che ci sia nessun grido di protesta verso tutto ciò. Sono stato all’ospedale e ho visto reparti completamente distrutti, non c’è più nulla. L’ospedale lavora adesso solo come piccolo presidio ambulatoriale. Il medico che mi ha accolto piangendo mi implorava di tornare in Italia e chiedere aiuti per l’ospedale, persone che possano inviare dei macchinari e medicinali. Questa è la situazione drammatica che ho visto davanti ai miei occhi.

Mettiamo i puntini sulle “i”, perché spesso nei media si fa molta confusione. Siamo precisi con i termini: da dove venivano i colpi, cosa ti hanno raccontato i civili, che hanno vissuto i bombardamenti?

- La città di Novosvetlovka si trova su questa via, che è stata interrotta dall’esercito ucraino e questo livello di distruzione è stato messo in atto dall’esercito ucraino. La popolazione sul posto fa una distinzione: l’esercito ucraino ha un tipo di atteggiamento nei loro confronti e i battaglioni punitivi della guardia nazionale invece sono molto più incisivi nella loro azione “punitiva” verso la popolazione. Questo è un dato di fatto. Questa famosa leggenda, che io definisco metropolitana, per cui i difensori di Lugansk arriverebbero a spararsi addosso per far ricadere la colpa su Kiev è qualcosa di comico. Invito chi crede a questa leggenda di venire sul posto per vedere con i propri occhi e verificare come stanno le cose.

 

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