16 dicembre 2014, 18:32
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Il tenore Fabio Andreotti, ospite graditissimo a Mosca, torna nella capitale russa con un suo nuovo programma. La cultura va al di là delle sanzioni e “i rapporti culturali sono quelli che vincono alla fine”. Questa è l’opinione di Fabio Andreotti, che in un’intervista esclusiva a La Voce della Russia ci ha parlato del pubblico russo, dei suoi primi passi nello studio della lingua di Pushkin, delle sanzioni e i rapporti italo-russi.

- Non è il tuo primo viaggio a Mosca. Quali sono le particolarità di questo programma, “Nessun dorma”. È legato al Natale che si avvicina?

La prima parte è dedicata al verismo, la seconda vedrà delle canzoni più leggere. Abbiamo pensato alla morte di Puccini, che è morto nel 1924 a novembre. Si tratta di una piccola celebrazione legata a Puccini, come è stato fatto in tutto il mondo. Non è un concerto natalizio! È poi qui il Natale è il 6 gennaio.

- Sei venuto molte volte in Russia con i tuoi concerti. Ti senti a casa ormai qui. Ti sentiremo cantare in russo finalmente?

- Sì sì, qualcosa facciamo in russo di popolare. Sono piccole sorprese, non posso anticipare.

- Prima mi dicevi che hai iniziato a studiare il russo. Le tue prime impressioni?

- Mi interessa leggere e pronunciare questa lingua. Poi ho iniziato a studiare la grammatica. È una lingua complicata, molto interessante per i suoni. È una lingua affascinante. Iniziare a capirci qualcosina diventa soddisfacente.

- Che ne dici del pubblico russo? Un suo tratto tipico?

- La musica in realtà parte del popolo e forse ritorna al popolo. È la questione di un popolo ricco di storia, avvenimenti, di una storia ricca di dolore collettivo anche. È un popolo in grado di apprezzare quelli che sono i tanti colori dell’espressione dell’anima. Sono passionali e prendono molto bene la musica, soprattutto italiana.

- I russi in generale hanno un grande interesse verso tutto quello che è italiano. Ti stupisce quest’amore per l’Italia?

Sì, mi stupisce. Ma l’Italia è un fenomeno universale e non nazionale. Ha fondato gran parte della cultura mondiale. Pensavo questi giorni a Pietro il Grande che ha avvicinato la Russia all’Italia chiamando gli architetti nostrani a San Pietroburgo. Come mai viene così apprezzata l’Italia? Per la sua universalità. Oggi siamo passati però ad una cultura economica, non esiste più il valore dell’arte.

Parliamo dei rapporti italo-russi oggi, come sono cambiati? Questa vicinanza la percepiamo anche adesso?

- Di fondo, e lo dico non perché faccio il cantante lirico, penso ci sia sempre un rapporto culturale che vince alla fine. È l’unica cosa che alla fine lega e fonda la comunicazione tra i popoli. Il mondo però è dominato da fatti economici e non culturali, da zone geopolitiche che cambiano.

A proposito di geopolitica … qual è il tuo punto di vista sulle sanzioni e questa guerra economica tra Europa e Russia?

- Sono ridicole. La situazione ucraina è legata a forze internazionali, che stanno cercando di aumentare quelli che sono i problemi, cercano una crisi. Molti giornali filoamericani pongono questo problema come una questione di pace mondiale. Ci sono delle zone di interesse geopolitico e questo è normale. Non è una questione militare e politica internazionale. Si tratta di capire che ci sono delle zone di influenza e che andrebbero rispettate. Le sanzioni non sono negli interessi italiani.

Possiamo dire che la cultura va al di là delle sanzioni. Tu, come altri artisti italiani vieni in Russia nonostante tutto.

Per fortuna la cultura va al di là delle sanzioni. Altrimenti ci sarebbe una chiusura totale. In Russia c’è questa società “Premiera”, che mi invita alla Dom Muzyki e continua a seguire un suo indirizzo nonostante tutto.

Come sta tua figlia? Che dice del papà cantante? Ha già avuto un contatto con la musica?

- È sempre critica, ma poi le piace. Studia pianoforte. Penso che tutti quanti debbano avere una formazione basilare sulla cultura musicale. Cerco di spingerla in questo. Ha anche una bella voce, ma si vergona, non vuole cantare.

- L’opera interessa i giovani?

- Sarebbe bene che venisse insegnata a scuola e questo non si fa, è grave. Conoscere gli autori principali italiani sarebbe importante. È un modo per rendere più comprensibile l’opera, che è un fenomeno grandissimo di esportazione italiana e che i bambini non sanno!

La musica classica ha un qualcosa di eterno. A volte è più moderna della musica di oggi.

- Hai pensato a qualche progetto in Russia?

- Sarebbe interessante vedere qual è l’approccio alla lingua cantata italiana. La maggior parte della musica che si fa qui è italiana. Se non sbaglio ora al Bolshoi danno il Rigoletto.

Si avvicina il Natale. Di tradizione ti chiedo di fare un augurio sia al pubblico russo che italiano.

- Auguro a te e a tutti quanti innanzitutto un po’ di serenità e pace. Auguro di essere in pace con se stessi e con gli altri e di godersi un po’ di feste. Il Natale e le feste sono un momento per fermarsi un attimo e poi riprendere la via.

- Magari ascoltando della musica classica in sottofondo!

 

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