26 giugno 2014, 17:55

Il gas per l’Europa

Il gas per l’Europa

Paesi europei sono minacciati da sanzioni. Le minacce arrivano non dalla Russia ma dalla Commissione Europea. Il Commissario Europeo per l’energia Günther Oettinger ha promesso delle gravi conseguenze ai paesi dell’Ue che vorranno sostenere il progetto russo South Stream.

Mosca che giorni fa ha firmato l’accordo sulla costituzione della joint venture South Stream con l’Austria, esorta a non politicizzare la questione. Tanto più che i desiderosi di ottenere il gas naturale russo non mancano - e non solo in Occidente.

La Commissione UE non si può rassegnare al fatto che alcuni Stati dell’Ue hanno firmato con la Russia gli accordi sulla costruzione del metanodotto. Günther Oettinger è convinto che essi sono in contrasto con il diritto europeo. E in generale, non è il momento opportuno per stringere simili accordi con Mosca, - ritiene il Commissario Europeo.

Martedì scorso la Gazprom russa e il Gruppo petrolifero austriaco “OMV” hanno firmato a Vienna l’accordo dei soci della Società mista “South Stream Austria” il quale determina i principi del lavoro per la realizzazione del South Stream sul territorio dell’Austria. Il Presidente della Repubblica Heinz Fisher ha definito il progetto opportuno ed utile. E il Presidente russo Vladimir Putin ha fatto notare che Bruxelles sta mettendo i bastoni tra le ruote al progetto sotto la pressione degli USA. Peraltro, le azioni di Washington s’inquadrano nella concorrenza normale,- ha detto Vladimir Putin.

I nostri amici americani esprimono il disappunto per il South Stream. Ma erano scontenti anche nel 1962 quando iniziava la realizzazione del progetto “gas in cambio di metanodotti” con la Repubblica Federale Tedesca. Anche ora non c’è nulla di nuovo: solo che essi stessi vogliono fornire il gas al mercato europeo. Ma Vi assicuro che non sarà più economico rispetto a quello russo: il gas convogliato dalla tubazione risulta sempre più economico rispetto a quello liquefatto. Ma sono concorrenti, è una situazione normale questa! Stanno facendo di tutto per far fallire questo contratto – così come fu alcuni decenni fa. Nel corso di codesta lotta concorrenziale si applicano anche mezzi politici.

Anche gli esperti non dubitano che i problemi con il gasdotto South Stream sono direttamente legati alla pressione degli USA sui paesi dell’Ue per promuovere le società americane nel mercato del gas europeo. In questa lotta gli USA sono pronti ad applicare tutti i metodi. Ma non tutti i paesi, come lo ha dimostrato Vienna, sono pronti a piegarsi alle pressioni americane,- ritiene Dmitry Alexandrov, vice Amministratore Delegato del Gruppo d’investimento “Univer”.

In riferimento ai ministri dell’energia dei governi nazionali, va detto che tutti i paesi – partecipanti al transito, hanno esplicitamente dichiarato di essere interessati alla realizzazione di questo progetto, che considerano assolutamente utile per le loro economie nazionali, per l’Unione Europea nel suo insieme. L’Austria è uno dei paesi di base dell’Ue e il suo supporto al progetto ha una grande importanza...

Mentre Bruxelles sta giocando alla politica attiva, nelle capitali europee si pensa ai bisogni urgenti – in particolare, a come rifornire i paesi di gas nel prossimo inverno. L’Ucraina ha dimostrato in modo assai convincente il suo fallimento come paese di transito del combustibile azzurro. Il South Stream, posto sul fondo del Mare Nero, consentirà non solo di garantire le forniture ininterrotte ma anche diventerà un investimento profittevole di capitali per i paesi-partecipanti,- sottolinea Alexandr Passechnik, capo del Dipartimento di Analisi presso la Fondazione di Sicurezza Energetica Nazionale.

Vediamo una posizione ragionevole, pragmatica. Un numero sempre maggiore di paesi passa proprio al pragmatismo. L’accordo in argomento è stato preceduto dal memorandum di aprile il quale prevedeva che il punto finale del gasdotto sarà la località di Baumgarten, il maggiore hub distributivo nello spazio europeo. Ossia l’Austria sta provvedendo con impegno a diversificare il suo settore energetico.

La Commissione Ue ha avviato gli accertamenti sul progetto South Stream ancora nell’autunno dell’anno scorso. Secondo essa, la sua realizzazione è in contrasto con le norme del cosiddetto “Terzo pacchetto” dell’Ue. Proprio di violazioni di codeste norme parla oggi Oettinger. Ma Mosca ricorda che la Commissione Ue ha ignorato il fatto che gli accordi intergovernativi sul South Stream con l’Austria, la Bulgaria, la Grecia e con altri paesi erano stati conclusi ancora nel 2008. Ossia un anno prima dell’entrata in vigore del “Terzo pacchetto” a cui Bruxelles, ad onta della prassi giuridica mondiale, ha conferito il principio del l'irretroattività della legge.

Inoltre al gas scisto americano i funzionari europei sperano anche nel proprio progetto di “corridoio meridionale” che dovrà collegare l’Europa con l’Asia Centrale evitando la Russia. Solo che per il momento non c'è di che riempire codesto metanodotto. Si sta mormorando di eventuali forniture dall’Iran a cui da un momento all’altro potrebbero essere tolte le sanzioni, ma gli esperti constatano: l’Iran produce 160 miliardi di metri cubi di gas all’anno e ne consuma quasi tutto nel mercato interno. Teheran riesce esportare ogni anno in Turchia circa 10 miliardi di metri cubi ma solo grazie al fatto che ne importa quasi sette miliardi dal Turkmenistan.

Mentre Bruxelles si sta occupando di mettere i bastoni tra le ruote al South Stream, nell’Est continua a crescere l’interesse per il gas russo. L’accordo sul gas di portata storica che hanno recentemente firmato Mosca e Pechino ha ispirato anche l’India. New Delhi intende avviare negoziati sulla possibilità di prolungare il gasdotto, che la Russia si è impegnata a costruire verso la Cina, fino al confine indiano. Insomma, i potenziali acquirenti sono molti. In tale contesto l’Europa rischia di rimanere con un palmo di naso.

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