17 giugno 2014, 17:14

Datagate, tanta voglia di essere ingannati...

Datagate, tanta voglia di essere ingannati...

Giorni fa il quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung“ ha riferito che la Commissione speciale, creata dal Parlamento tedesco per indagare sull’attività dei servizi segreti degli USA in Germania, è diventato operativo. I membri della Commissione, sottolineava il giornale,“hanno rivolto uno sguardo critico” non solo ai servizi americani, ma anche all’intelligence tedesca (BND).

Secondo il quotidiano, le prime conclusioni annunciate nel corso della riunione della Commissione confermano che i servizi USA hanno svolto in Germania un’attività di raccolta dei dati personali dei cittadini tedeschi, come fanno anche i servizi della Germania. Ciò può essere fatto soltanto nei limiti delle norme costituzionali e giuridiche vigenti nel paese, ma nella sua attività di spionaggio elettronico la NSA americana, come rilevano gli esperti, non sembrava molto preoccupata da queste cose.

Va ricordato che lo scandalo delle intercettazioni ai danni dei politici e dei semplici cittadini della Germania e di altri paesi UE è scoppiato 2 anni fa dopo le rivelazioni Edward Snowden. Secondo l’ex uomo della CIA, i servizi segreti degli USA avevano intercettato più di 70 milioni di telefonate dei cittadini dell’Unione Europea. Il settimanale “Der Spiegel” riferisce che ogni mese la NSA intercettava 500 milioni di comunicazioni tra posta elettronica, telefonate e SMS. Vittime di questo spionaggio elettronico sono diventati anche il cancelliere tedesco Angela Merkel e molti altri uomini politici..

Secondo il portale internet “Euronews”, i servizi americani avevano installato delle microspie negli uffici dell’UE a New York e Washington, mentre l’austriaco “Die Presse” scrive che le microspie si trovavano anche negli uffici dell’OSCE e di altre organizzazioni internazionali a Vienna. Ciò è un aspetto del problema. L’altro aspetto riguarda il fatto che i servizi americani venivano aiutati dai loro colleghi in Germania e in altri paesi UE. Il tedesco “Süddeutsche Zeitung” ha scritto che nel 2013 l’Ufficio federale della Protezione della Costituzione (BfV) ha consegnato alla parte americana 1163 documenti contenenti dati personali di varie categorie dei cittadini. Quest’anno la quantità dei dati è destinata a crescere, perché i dati vengono passati anche all’intelligence dell’esercito e dell’aeronautica degli USA. Ma la parte del leone è destinata alla CIA.

In Germania, scrive “Der Spiegel”, più di 200 agenti dei servizi segreti americani operano sotto la copertura diplomatica. Si occupano di spionaggio elettronico, ascoltando anche i cittadini tedeschi. Inoltre, per la NSA lavorano centinaia di dipendenti delle società private. Giorni fa l’ex agente della NSA Wayne Madsen ha rivelato che 7 Stati europei hanno accordi segreti con gli USA, sulla base dei quali garantiscono agli americani l’accesso alle proprie reti elettroniche. Tali accordi sono stati sottoscritti da Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Danimarca. Il vice direttore dell’Istituto di analisi politica e militare, Aleksandr Khrmchikhin, non ha illusioni circa il futuro dell’inchiesta che è stata iniziata.

Se esiste una possibilità tecnica per spiare, questa possibilità sarà usata. Qualunque cosa dicano i politici, i servizi segreti continueranno la loro attività di spionaggio. Tra l’altro gli stessi americani dicono agli europei: abbiamo spiato e continueremo a spiare. Soltanto la tecnologia può far fronte a questo problema.

Ma chi si impegnerà in questa lotta? “Der Spiegel” giunge alla conclusione che i governi della Germania e di altri paesi europei sono al corrente dei contatti dei loro servizi segreti con i servizi degli USA e sono favorevoli a questa cooperazione. In una delle sue poesie il grande poeta russo Aleksandr Pushkin scrisse: “Ingannarmi non è difficile, voglio essere ingannato”.

Quanto alla “bella realtà comunicativa” (espressione di “Frankfurter Allgemeine Zeitung”) in cui sta svolgendo la sua inchiesta la Commissione parlamentare, eccovi un episodio che ne è un’ottima illustrazione. Il democratico cristiano Patrick Sensburg, che presiede alla Commissione, ha informato i colleghi di voler pubblicare su Twitter delle informazioni sul lavoro della Commissione e delle foto riprese durante la riunione, sebbene ci sia un esplicito divieto. Poi Sensburg stesso ha aggiunto: no, non conviene farlo, perché così sapranno subito chi l’ha fatto. Pare che non ci sia nulla da aggiungere.

  •  
    Condividere su