14:58 09 Maggio 2021
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Non si placa la polemica politica scatenata dalle parole di Fedez contro la Lega al concerto del Primo Maggio, ma fa discutere anche la telefonata del rapper con i vertici Rai sui contenuti del suo intervento sul palco, con la richiesta di “adeguarsi al sistema” che rilancia il dibattito sulla necessità di riformare la governance dell’azienda.

Nel botta e risposta con la Rai, accusata da Fedez di aver cercato di censurare il suo discorso a sostegno del ddl Zan, chiedendogli di omettere nomi e partiti, l’artista ha pubblicato la telefonata in cui si sentono i vertici Rai chiedergli “di adeguarsi al sistema”.

Una dichiarazione stigmatizzata da più parti, che ha rilanciato il dibattito sulla riforma di Viale Mazzini, anche in vista della prossimo rinnovo del consiglio di amministrazione.

Immediata è stata le reazione del sindacato dei giornalisti Rai, l'Usigrai, che in una nota ha sottolineato che “nella Rai Servizio Pubblico non può esistere alcun ‘sistema’ cui adeguarsi”, e che bisogna “adeguarsi esclusivamente ai valori del Contratto di Servizio, quindi a quelli della Costituzione”.

“Perché noi un 'sistema' in Rai lo denunciamo da anni: ed è esattamente quello della partitocrazia, che, a partiti alterni, occupa il servizio pubblico”, ha rimarcato l’Usigrai che, in vista del rinnovo del Cda, chiede: “Lasciare libera la Rai, lasciate libere le idee, lasciate libere l'informazione e l'arte”.

Salini: sistema? Mi scuso

Anche l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, ha preso le distanze, affermando in una nota che “in Rai non esiste e non deve esistere nessun sistema”, aggiungendo che “se qualcuno, parlando in modo non appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso”.

Salini ha ribadito quanto sostenuto da Rai3 nelle note diffuse in giornata nel botta e risposta con Fedez, ossia che “la Rai non ha mai censurato Fedez o altri artisti”, assicurando che "sarà fatta piena luce".

Nel pomeriggio è arrivata quindi la notizia che il presidente della commissione di vigilanza Rai, Alberto Barachini (Forza Italia), ha convocato d’urgenza il direttore di Rai3 Franco Di Mare "per avviare un'indagine conoscitiva completa sull'accaduto".

Riformare la Rai

Una situazione che ha spinto diversi esponenti politici a rilanciare il dibattito sulla riforma della governance di Viale Mazzini e che arriva a pochi giorni dall’approvazione del Bilancio 2020, che dovrà ora essere ratificato dall’assemblea degli azionisti entro il 30 giugno, che segna di fatto la fine del mandato dell’attuale cda.

Per l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “questo è il momento giusto per riformare la Rai e sottrarla alle ingerenze della politica”, dal momento che “buona parte delle forze politiche rappresentate in Parlamento appoggiano il Governo in carica e questo può agevolare un clima di confronto costruttivo e una convergenza su un progetto riformatore”.

L’ex premier ammette “di non essere riuscito, durante gli anni in cui sono stato al governo, a incidere sino al punto di promuovere una pur necessaria riforma”.

“Dobbiamo riconoscere tutti, senza ipocrisie, che non potranno essere nuovi nomi a salvare la Rai dagli antichi vizi. La nuova Rai deve sorgere su pilastri diversi. E la politica, con tutto il rispetto, deve restare fuori dalla porta. Se non riformiamo a fondo la governance non realizzeremo mai le premesse per operare l’auspicata rivoluzione”.

Conte propone come “intervento più radicale” la creazione di “una Fondazione che offra le necessarie garanzie di autorevolezza e pluralismo e diventi l’azionista di riferimento della Rai”. Qualora non ci fosse il necessario consenso su tale ipotesi, “che almeno si discuta la proposta di legge del Movimento 5 Stelle già sul tavolo”.

Anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha rilanciato la proposta di una fondazione.

"Penso si debba riflettere seriamente di un nuovo assetto per la Rai che preveda una fondazione che metta una distanza tra gli azionisti e la dirigenza. In attesa di questo dobbiamo fare uno sforzo per dare alla Rai una governance più coraggiosa".

Concertone e polemiche: i precedenti

Quella scatenata dall’intervento di Fedez è solo l’ennesima polemica scatenata dagli interventi sul palco del Primo Maggio.

Nel 2003 fece scalpore la dichiarazione di Daniele Silvestri sul contrasto tra la magistratura e l’allora governo Berlusconi, tanto che l'anno seguente il concerto verrà trasmesso in differita di 20 minuti su decisione del CdA Rai, per "garantire il rispetto delle normative per la campagna elettorale".

Nel 2007 il presentatore Andrea Rivera rimproverò il Vaticano per aver vietato i funerali a Piergiorgio Welby e nel 2011 fece polemica l’iniziativa dell’organizzazione di far sottoscrivere agli artisti l’impegno a non dare indicazioni di voto sui prossimi referendum.

Nel 2014 Piero Pelù attaccò l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.  

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