14:49 06 Maggio 2021
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Il Presidente della Regione Sicilia ha mostrato insofferenza sull'annosa questione del Ponte sullo Stretto, polemizzando anche per la considerazione in cui viene tenuta la Sicilia stessa. L'omologo calabrese Nino Spirlì è sulla sua stessa lunghezza d'onda.

Il governo Draghi ci dica cosa vuole fare del Ponte sullo Stretto, abbiamo diritto a una risposta definitiva. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli”, ha detto Musumeci nel corso di una conferenza stampa a Catania a cui erano presenti anche il suo omologo calabrese, Nino Spirlì, e l’amministratore delegato di Webuild (la società che dovrebbe costruire l’opera), Pietro Salini.

Musumeci ha espresso ulteriore insofferenza sul tema.

“Chiamiamolo ‘Ulisse’, perché pare che a Roma se diciamo Ponte sullo Stretto sia considerata una parolaccia”, la sua provocazione.

Polemiche anche riguardo la considerazione di cui 'gode' la Sicilia in tutta la vicenda. 

“Siamo stanchi di essere considerati colonia: vogliamo diventare il cuore, la piattaforma logistica del Mediterraneo. Ma non sarà possibile se non c’è l’alta velocità e se non si passa in tre minuti tra le due sponde. C’è chi vuol mantenere il sistema Italia diviso in due: un Nord ricco e opulento che produce e un Sud povero e straccione che consumai i prodotti del Nord”, la sua polemica. 

Polemica anche la posizione di Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, secondo cui gli impedimenti non sono tecnici ma politici.

“Si può fare. Anzi, lo stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra i Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. Il Ponte creerebbe 20 mila posti di lavoro. Noi siamo pronti a partire, anche domani”, ha dichiarato.

Nino Spirlì ha invitato l'UE a intervenire. 

“Calabria e Sicilia sono le porte per chi arriva dal Canale di Suez e dai Paesi che oggi detengono un grande potere economico, come Cina e India, ormai ago della bilancia dell’economia mondiale, e il continente africano che, nei prossimi decenni, sarà l’interfaccia naturale con l’Europa. Non è dunque ammissibile che i primi territori europei non siano tra loro collegati. L’Europa ha l’obbligo di crearlo”, la sua esortazione.

 

 

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