19:20 17 Maggio 2021
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La ex fidanzata di Luca Sacchi scoppia a piangere davanti ai giudici del tribunale di Roma ricordando i momenti successivi all'esplosione del colpo di pistola che ha ferito a morte il giovane. E accusa Giovanni Princi: "Ci ha pugnalati alle spalle".

L’aggressione subita, le lacrime nel raccontare gli istanti successivi al ferimento di Luca, la presunta relazione con Giovanni Princi, i rapporti con la famiglia Sacchi dopo l’omicidio. È un fiume in piena Anastasiya Kylemnyk che oggi davanti ai giudici del tribunale di Roma ha raccontato la sua versione dei fatti sulla tragica sera del 23 ottobre 2019, quando Luca Sacchi, personal trainer 24enne del quartiere Appio Latino, è stato freddato davanti al John Cabot, un pub in zona Colli Albani, a Roma, con un colpo di pistola alla testa esploso da Valerio Del Grosso.

L’ex fidanzata di Luca è imputata nel processo per l’omicidio del giovane per presunto tentato acquisto di droga ed è contemporaneamente parte lesa, come vittima dell’aggressione. A processo, come ricorda l’agenzia di stampa Adnkronos, ci sono anche i due ventenni di San Basilio, autori dell’aggressione, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, Marcello De Propris, che fornì ai due l’arma da cui è stato esploso il colpo fatale e il padre di De Propris, Armando, accusato di detenzione della pistola.

“Oltre al lutto che non mi hanno fatto vivere ho dovuto combattere con persone che mi accusavano di essere l’assassina di Luca e l’amante di Princi”, ha cominciato Anastasiya. Il suo racconto, soprattutto la parte in cui ripercorre i momenti tragici dell’aggressione, è condito dalle lacrime. Le stesse versate dal papà di Luca, Alfonso Sacchi, che durante alcuni passaggi della testimonianza della ragazza è uscito dall’aula piangendo.

"Mi hanno fatto diventare colpevole di quello che era successo, insieme a Giovanni Princi”, ha detto ancora la ragazza, citata dal Tempo, che pubblica alcuni stralci dell'esame. “Tanti pensavano che io avessi un rapporto con Princi alle spalle di Luca", ha continuato.

Circostanza, questa, su cui è intervenuta la stessa pm Giulia Guccione per precisare che “non c'è un solo messaggio in cui si desume che Anastasiya fosse l'amante di Princi". "Io volevo andare a convivere con Luca, - conferma la giovane - volevo mettere su una famiglia con lui".

Il ruolo di Giovanni Princi

Racconta di come quella sera Giovanni Princi disse loro che “doveva fare un ‘impiccetto’ con la moto, forse una moto rubata”. “Mi chiese di tenergli una busta, ma forse solo perché avevo lo zainetto capiente”, prosegue la ragazza di origine ucraina. “Era come una busta di pane arrotolata, circa 25 centimetri in lunghezza e 15 in larghezza. Più o meno come una mano”, dice ancora ai giudici assicurando che né lei né Luca lo toccarono.

Poi secondo il racconto della giovane, Princi le restituì lo zaino vuoto. Nel frattempo, secondo il resoconto di Anastasiya, lei e Luca restano in zona per aspettare Clementina, la fidanzata di Princi, e Federico, il fratello di Luca.

Il racconto dell'aggressione

È in quei minuti che scatta l’aggressione da parte di Del Grosso e Pirino. “Sentii come una forte compressione alla testa, non proprio dolore, lì per lì non capii, mi chinai in avanti toccandomi la nuca, poi sentii ‘dammi sto zaino’. – racconta ancora la giovane - Allargai le braccia per farglielo sfilare più facilmente, ero a terra, mi rialzai girandomi verso sinistra e non vidi più nessuno. Poi scorsi le gambe di Luca, pensai a uno scherzo, a un petardo, andai di corsa da lui, non so se a piedi o in ginocchio sul marciapiede”.

Poi alla ragazza è toccato spiegare in che posizione si trovava il corpo dell’ex fidanzato. È in questa fase che il papà di Luca esce dall’aula in preda allo sconforto. Le lacrime impediscono alla stessa Anastasiya di proseguire, tanto che l’udienza deve essere interrotta.

“Pensavo fosse svenuto”, riprende la giovane. “Gli misi la mano sotto la testa e sentii un liquido molto caldo”, continua il racconto. Anastasiya assicura di aver iniziato a tamponare la ferita con il cappuccio e poi con dei fazzolettini. Si accorge che Luca respira ancora ed inizia ad urlare: “ambulanza, ambulanza”. “Ma il soccorso – dice - non arrivava mai”.

“Si avvicinò Princi, che si spaventò. – va avanti - Qualcuno disse ‘non ce la fa’. Gli risposi in modo aggressivo, non facevo avvicinare nessuno. Risposi male anche a carabinieri. Non mi mossi finché non arrivò l’ambulanza”.

Gli strani messaggi di Luca prima di morire

“Pensavo che Luca ce la facesse e volevo avere tra le mie mani chi aveva fatto del male alla persona che amavo più al mondo, la persona più importante della mia vita. Poi – ha detto ai giudici - quando ho saputo che era morto la mia vita è finita". “Mi sono sentita tradita da Giovanni Princi, pugnalata alle spalle da chi pensavamo fosse nostro amico, Luca lo vedevo felice con Princi, credevo fosse il suo migliore amico”, ha poi commentato, citata dall’Adnkronos.

Del ragazzo, già condannato con rito abbreviato a quattro anni di reclusione per violazione della legge sulla droga, relativamente al “tentativo di acquisto di 15 chili di marijuana”, Anastasiya dice di sapere che “comprava stupefacente per uso personale e qualche volta, così mi diceva Luca, la rivendeva agli amici per arrotondare”.

Poi si scaglia contro la famiglia di Luca. “Mi ha cacciato”, ha detto alla pm. “Ho capito che nessuno mi voleva al funerale di Luca. – rivela ancora Anastasiya - Scrissi al fratello e al cugino, ma nessuno mi rispose. Venni a sapere della data funerale da un mio amico".

Resta il mistero su alcuni messaggi ricevuti proprio da Luca poco prima dell’aggressione. “Non fare cazzate, attieniti ai piani”, scriveva il ragazzo. La pm le chiede a cosa si riferissero. Lei risponde che si trattava degli appartamenti che i due avevano visionato e della possibile perdita di una caparra per aver “cambiato idea”.

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