00:29 08 Maggio 2021
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Concluse le indagini sul Ponte Morandi, la procura di Genova invia agli indagati l'avviso di chiusura. Secondo l'accusa i presunti colpevoli applicavano un vero e proprio modus operandi sulla manutenzione.

La Procura della Repubblica di Genova chiude le indagini sul crollo del Ponte di Genova, il ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 si sgretolò causando la morte di 43 persone, tra cui anche bambini.

La Guardia di Finanza, riportano i media, sta in queste ore consegnando gli avvisi agli indagati di conclusione delle indagini.

Ci sono voluti tre anni di complesse indagini e di perizie sui reperti del ponte, analisi della documentazione relativa alla manutenzione, ed intercettazioni degli indagati per giungere alla conclusione di oggi.

I giudici della procura di Genova hanno indagato ben 71 persone, oltre alle società Autostrade per l’Italia e Spea, società controllata di Autostrade che materialmente era incaricata di effettuare le manutenzioni.

Tra gli indagati non solo personale delle società private, ma anche ex ed attuali dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e del provveditorato.

Il modus operandi

L’inchiesta madre sulla tragedia del Ponte Morandi, ha portato i magistrati ad aprire altri filoni di indagine su quello che è apparso essere un vero e proprio modus operandi, che imponeva il massimo risparmio possibile sulle manutenzioni non solo del ponte, ma anche di altre infrastrutture autostradali, e tutto per garantire alla società maggiori guadagni e dividendi più alti ai soci.

Le altre inchieste derivate dall’inchiesta sul Ponte di Genova, riguardano la gestione dei viadotti, le barriere fonoassorbenti pericolose, e la manutenzione delle gallerie dopo che il 30 dicembre 2019 crollò anche la galleria Bertè.

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