20:37 07 Maggio 2021
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Proseguono le reazioni alla conferenza stampa tenuta venerdì pomeriggio dal premier Mario Draghi che, annunciando la ripartenza anticipata al 26 aprile, ha definito le riaperture un "rischio ragionato" assunto dal governo.

Il professor Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, si è detto "in allerta e in grande preoccupazione" per la ripartenza dell'Italia, anticipata dalla cabina di regia al 26 aprile, con una road map per le aperture che dà priorità alle attività all'aperto e alla scuola. L'infettivologo non condivide quanto affermato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che ritiene il "rischio ragionato" una nuova opportunità per la vita sociale, piuttosto crede che sarà inevitabile un peggioramento della situazione epidemiologica. 

"Le riaperture sono un rischio calcolato? Calcolato male. Mi sembra scontato che invece di vedere la flessione" della curva dei contagi "che è appena accennata, finiremo per avere il processo opposto. A meno che non si riesca a vaccinare a tamburo battente tanta gente, ma non mi pare il caso", ha detto Galli rispondendo alla giornalista Lilli Gruber durante la trasmissione Otto e mezzo su La7.

Il professore ha ricordato che ci sono ancora "più di 500.000 casi ufficiali di infezione in atto". Questo vuol dire avere "almeno il doppio" delle infezioni, "quelle che ci sono sfuggite sono sicuramente molte".

 

Quando si è concluso il lockdown nel 2020 c'erano 100.000 casi positivi, secondo Galli corrispondenti ad almeno 400-500.000 casi di infezione. 

A ciò si deve aggiungere il livello ancora basso di vaccini somministrati, soprattutto fra i soggetti più vulnerabili alle complicazioni da Covid-19.

"Abbiamo fatto 23,5 dosi di vaccino per 100 abitanti, abbiamo ancora una parte rilevante di 70enni, 80enni e 90enni che non sono vaccinati", ha spiegato.

Comparando l'Italia con altri Paesi che stanno riaprendo adesso, Galli rileva che "la Gran Bretagna ha chiuso in maniera dura per un periodo lungo, ha circa 41 milioni di dosi somministrate, sono 60 dosi per 100 abitanti: è una situazione diversa eppure il premier Boris Johnson ha detto in modo chiaro che si riapre per motivi economici ma prevede già casi, morti e difficoltà", ha ricordato. 

Il professore, inoltre, stronca il modello delle fasce per colori, la strategia del governo all'emergenza sanitaria implementata a partire dalla seconda ondata.

"Il sistema delle zone a colori non ha funzionato, è evidente. Guardate cosa è successo alla Sardegna, passata in un mese dalla zona bianca al rosso profondo", osserva.

La vaccinazione in Italia

In Italia sono stati somministrati 14.643.764 dosi di vaccino contro il Covid-19 delle 17.323.080 ricevute, pari all'84,5%, secondo il report di Aifa aggiornato a sabato 17 aprile. Le persone immunizzate con entrambe le dosi di vaccino sono 4.332.143. In Italia sono utilizzati nella campagna di vaccinazione le fiale di Pfizer/Biontech, Moderna e AstraZeneca. Aifa ha inoltre approvato il vaccino monodose di Johnson&Johnson. 

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