21:10 07 Maggio 2021
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All’indomani dell’annuncio del ritiro della missione Nato dall’Afghanistan, il ministro della Difesa rassicura sul supporto italiano a Kabul e indica nel “Mediterraneo allargato” l’area di impegno prioritario per la prevenzione e la gestione delle crisi.

La Nato ha annunciato ieri il ritiro delle truppe internazionali dall’Afghanistan, a partire dal prossimo 1 maggio, al termine di una riunione ministeriale a Bruxelles a cui era presente il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. 

​Oggi, in un'intervista a La Stampa, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ricorda che “noi e gli Stati Uniti andammo in Afghanistan nel 2001 per contrastare il terrorismo di Al Qaida. Ci schierammo assieme contro una terribile minaccia e abbiamo sempre detto che saremmo andati via assieme”.

Ma ritiro non significa disimpegno, ha assicurato Guerini:

“Il nostro obiettivo è di conservare i risultati fin qui conseguiti, fare in modo che il ritiro dei nostri avvenga in sicurezza, e che prosegua il percorso di dialogo intra-afgano”.

Anche se le decisioni a riguardo saranno meglio articolate nelle prossime settimane, il titolare della Difesa ritiene sia necessario "continuare ancora con il nostro supporto all’Afghanistan, sotto il profilo di cooperazione allo sviluppo, rafforzamento delle istituzioni, e anche delle forze di sicurezza afgane che hanno dimostrato in questi anni un innegabile processo di crescita”.

Un impegno dovuto anche ai “54 caduti” italiani:

“La loro memoria richiede di lavorare per quel Paese, con tutta la comunità internazionale, affinché questi sacrifici non siano stati vani”.

Rilanciare il ruolo nel "Mediterraneo allargato" 

Per Guerini l’Italia deve ora rilanciare il proprio ruolo “nella prevenzione e nella gestione delle crisi nell’area che definiamo ‘del Mediterraneo allargato’", che il ministro disegna come un grande triangolo dove “a sud-ovest c’è il Golfo di Guinea, a sud-est il Corno d’Africa, e al vertice nord la Libia” e che “è una somma di aree di crisi”.

L’impegno italiano rimane lo stesso:

“Noi diamo appoggio e addestramento alle forze di sicurezza locali. Il nostro vuole essere un apporto efficace e di lungo termine. Se vogliamo garantire alle istituzioni di quei Paesi la possibilità di gestire le situazioni di crisi in maniera autonoma, dobbiamo lavorare in questa direzione. È un investimento che richiede pazienza, ma dai risultati duraturi".

"Libia nostra priorità strategica"

In tale contesto "la Libia è una nostra priorità strategica", ha rimarcato Guerini. 

“La nostra presenza in Libia fa parte di una strategia complessiva nazionale. Naturalmente quel Paese assume una rilevanza diversa per ragioni di sicurezza nazionale, economiche, storiche, culturali, ma dobbiamo sempre considerare quella grande area di crisi, caratterizzata da una forte presenza jihadista, le cui conseguenze si riverberano inevitabilmente sull’Italia e sull’Europa”.
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