08:02 18 Maggio 2021
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Più vicina la cittadinanza italiana per il ricercatore egiziano Patrick Zaki, il Senato approva l'ordine del giorno, ma c'è chi teme possa essere contro producente.

Il Senato della Repubblica Italiana dice sì con 208 voti alla mozione che chiede di avviare le procedure per conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana. Si astiene Fratelli d’Italia come aveva annunciato, ma va segnalata la presenza della senatrice a vita Liliana Segre che ha voluto espressamente essere presente alla votazione.

Le due mozioni del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle sono così confluite in un solo ordine del giorno, e richiedono per il ricercatore egiziano che studiava all’Università di Bologna la cittadinanza italiana per motivi speciali, seppur simbolica.

Zaki aveva ricevuto la scorsa estate la cittadinanza onoraria dalla città di Bologna.

Zaki un innocente in prigione

La senatrice a vita Liliana Segre percepisce la storia del ricercatore come la sua storia trascorsa nei campi di sterminio in Polonia.

“C’è qualcosa nella storia di Patrick che prende in modo particolare, ed è ricordare quando un innocente è in prigione. Questo l’ho provato anch’io e sarò sempre presente, almeno spiritualmente quando si parla di libertà”, ha detto la senatrice Segre.

La cittadinanza non lo aiuterà per Meloni

Il leader di Fdi Giorgia Meloni giustifica la scelta del partito di astenersi come una motivazione di strategia diplomatica.

“Siamo molto solidali con Zaki – afferma la Meloni –, ma sono convinta che una ingerenza tale del Parlamento italiano non lo aiuti”.

Potrebbe cioè avere ripercussioni negative sull’esito favorevole della delicata situazione in cui si trova il ricercatore.

Attribuzione simbolica

Ad ogni modo è la sottosegretaria agli Affari esteri, Marina Sereni, a spiegare la reale finalità di questa mossa del Senato.

La misura è simbolica e “priva di effetti pratici a tutela dell’interessato”, dal momento che “alla luce del diritto e dei principi internazionali, l’Italia incontrerebbe notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano”.

In buona sostanza, anche a livello internazionale, “prevarrebbe la cittadinanza originaria” di Patrick Zaki.

In precedenza l’avvocato di Zaki ha riferito che il giovane universitario si trova in uno stato di prostrazione psicologia. La situazione che vive e l’incertezza sul futuro ha preso il sopravvento sulla psiche del giovane che prima di essere arrestato, ormai oltre 14 mesi fa, aveva una piena e soddisfacente vita come ricercatore presso l’Università di Bologna.

La vicenda dello studente egiziano

Patrick Zaki è stato fermato dalla polizia egiziana il 7 febbraio del 2020, il giorno del suo arrivo da Bologna al Cairo, dove era rientrato per vedere i genitori. Da allora è ancora in carcere per le accuse di sovversione relative a dei post pubblicati su un account Facebook, del quale Zaki non ha mai riconosciuto la paternità.

Il giovane è attivista dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr), Ong che si occupa di denunciare repressione nei confronti delle persone omosessuali e di diritti umani in generale.

Secondo i dati citati dall’Ispi gli individui detenuti in Egitto per ragioni politiche potrebbero essere fino a 100mila. Molti di loro sono giovani studenti e attivisti, proprio come Zaki.

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