23:00 14 Maggio 2021
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Le 150mila dosi di anticorpi monoclonali acquistate dal nostro Paese rischiano di essere sprecate se non si accelerano le procedure: finora la cura anti-Covid a base di anticorpi neutralizzanti è stata somministrata soltanto ad un migliaio di pazienti.

Non ci sono soltanto i vaccini. Contro il Covid la scienza ha un’altra arma, che finora ha mostrato risultati più che incoraggianti. Sono gli anticorpi monoclonali: la super-cura contro il virus somministrata, non a caso, all'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Anche l’Italia ha scommesso su questo rimedio acquistando 150mila dosi di anticorpi contro il Covid progettati in laboratorio, da somministrare, all’insorgenza dei primi sintomi, ai pazienti più fragili, quelli che rischiano di finire in terapia intensiva.

Insomma, un utilizzo massiccio di questo rimedio, di pari passo con la campagna vaccinale, potrebbe consentire al nostro Paese di archiviare l’emergenza sanitaria. Ma il percorso, purtroppo, sembra essere ancora irto di ostacoli.

In Italia, secondo i dati raccolti dal Messaggero, sono 368 i centri abilitati a trattare i pazienti con i monoclonali. Ma in realtà ad essere davvero operativi sono appena un centinaio di questi. Tanto che, a fine marzo, ad aver ricevuto la cura a base di anticorpi neutralizzanti erano state poco più di mille persone, a fronte di una disponibilità ben più ampia.

Il Veneto si classifica come regione più virtuosa, con 300 somministrazioni, il Lazio ha curato con i monoclonali solo 150 pazienti Covid, mentre la Calabria, fanalino di coda, soltanto uno.

Un'operatrice sanitaria tiene la siringa con il vaccino contro il coronavirus
© Foto : Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo//Federica Belli
Il problema secondo il direttore di Malattie infettive dell'Azienda Ospedaliera Pisana, Francesco Menichetti, citato dal Giornale.it, è il meccanismo di somministrazione. Troppo “complicato”, secondo l’esperto.

Si parte dalla segnalazione da parte del medico curante o delle Usa, dopo aver effettuato un test. Il tutto, però, deve avvenire in tempi brevissimi.

E la “scarsa continuità assistenziale”, spiega il medico, può far “inceppare” il processo.

Anche i medici di famiglia si lamentano, accusando l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) di non aver ancora diramato le linee guida per l’utilizzo delle cure a base di anticorpi monoclonali, sia per quanto riguarda le cure domiciliari, sia per i protocolli ospedalieri, ad oltre un mese dal via libera sancito dallo stesso ente regolatore.

Indicazioni essenziali per rendere efficiente l’iter per la somministrazione, visto che il rimedio, per essere efficace, deve essere somministrato il prima possibile e “non oltre dieci giorni” dal manifestarsi della sintomatologia.

I camici bianchi denunciano la mancanza di informazione, coordinamento e anche di formazione per i professionisti. Il rischio, come sottolinea ancora il Giornale, è che se le 150mila dosi acquistate dal nostro Paese non venissero utilizzate a breve, potrebbero essere sprecate se rese inefficaci da nuove varianti del virus.

Insomma, l’appello di chi sta in prima linea è di “fare presto” e, come ha sottolineato il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, “dotare le strutture sanitarie e gli operatori di vaccini e terapie innovative per combattere e vincere questa malattia”.

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farmaci, cura, Coronavirus
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