21:52 11 Aprile 2021
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La variante giapponese deve destare preoccupazione? Alle inquietudini di questi giorni risponde il professore Matteo Bassetti, che punta su sequenziamento e vaccinazione.

Pochi giorni fa si è diffusa la notizia di una variante del coronavirus Sars-CoV-2 rintracciata solo in Giappone. È stata classificata come E484K per la mutazione equivalente della proteina spike nel virus, e le è stato dato il nome più “commestibile” di Eek.

Sull’argomento, che ha destato ulteriore allarme nelle persone, è arrivato il commento del professore Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Marco di Genova.

Il governatore Zaia testa il tampone rapido
© Foto : Ufficio Stampa Regione Veneto
Va bene vigilare con il sequenziamento, ha detto il primario, ma non va bene “fare terrorismo ogni volta che si trova una variante dall’altra parte del mondo. Dobbiamo metterci in testa che, come dovremmo convivere con il virus per anni così dovremmo farlo con le tante varianti che verranno scoperte”, ha riferito all’Adnkronos Salute lo scienziato italiano.

Uno dei timori che aveva allarmato l’opinione pubblica, riguarda la potenziale maggiore contagiosità della variante giapponese e la sua eventuale capacità di resistere ai vaccini anti Covid fino ad ora sviluppati dalle case farmaceutiche.

A questi timori, il professore Bassetti ha risposto:

“In qualche modo tutte le varianti potrebbero essere più contagiose, ma non abbiamo certezza che possa sfuggire ai vaccini, occorrono maggiori studi”.

Poi un mezzo elogio alla gestione del sistema sanitario nipponico:

“Il Giappone ha gestito molto bene tutte le fasi della pandemia, ma è molto indietro con le vaccinazioni. È molto probabile che essendoci da loro una quarta ondata di casi, la responsabilità sia proprio di questa variante perché il virus sta girando liberamente”.

Come si combattono le mutazioni del virus

Il professore Bassetti spiega che l’unico modo per stroncare sul nascere le mutazioni di questo virus, risiede nella accelerazione della campagna vaccinale.

“Solo così si evita la selezione delle varianti che comunque ci saranno sempre, almeno 5-6 per paese. È la storia dei virus, dei batteri e dei funghi”, conclude.

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vaccino, Coronavirus
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