04:47 15 Aprile 2021
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Nel 2020 secondo un'analisi del Centro studi di Unimpresa crescono gli italiani a rischio povertà, tra disoccupati, precari e lavoratori autonomi: oltre 10,4 milioni nel 2020.

Disoccupati, ma anche lavoratori e imprenditori, travolti e abbattuti dalla pandemia. Gli italiani a rischio povertà nel 2020 sono aumentati del 13 per cento rispetto al 2015 arrivando a quota 10,4 milioni.

Lo rivela un’indagine del Centro studi di Unimpresa secondo il quale i nuovi poveri, con la crisi prodotta dal Covid, potrebbero aumentare di 1,2 milioni di unità.

Vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci
© Foto : fornita da Claudio Pucci
Vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci

Si tratta, secondo l’associazione, di 4 milioni di disoccupati e di 6,3 milioni di occupati che si sono ritrovati in crisi per colpa degli sconvolgimenti vissuti negli ultimi mesi.

Si tratta di lavoratori con contratto a tempo determinato o part time, gli autonomi, i collaboratori. Insomma, di tutte quelle persone che hanno un impiego incerto e rischiano di essere investite in pieno dalla recessione innescata dal virus.

Una situazione di difficoltà evidenziata anche dall’aumento degli accessi alle mense per i bisognosi, raccontato nei giorni scorsi dal quotidiano La Stampa, con il 40 per cento in più dei pasti serviti in un anno nelle mense francescane e il 50 per cento in più delle richieste di aiuto nelle Caritas diocesane.

Secondo il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino, lo scostamento di bilancio di 32 miliardi per il decreto sostegni non è abbastanza per arginare il fenomeno. Non solo. La critica mossa al governo Draghi è anche sui tempi dell’erogazione degli aiuti, troppo lunghi a parere dell'associazione che rappresenta le Pmi italiane.

“Lo scostamento di bilancio era stato approvato a dicembre, - ricorda, citato dall’Adnkronos - il decreto che stanzia quei fondi è del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla metà di aprile. Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando".

Per arginare la povertà, quindi, ha concluso, è necessario “mettere le imprese in condizione di trattenere i lavoratori e di tornare a crescere per assumere”.

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