16:28 10 Aprile 2021
Italia
URL abbreviato
Di
111
Seguici su

La crisi prodotta dal Covid ha provocato finora la perdita di 450mila posti di lavoro. Secondo la Cgia di Mestre le chiusure, a volte "immotivate", provocheranno un'esplosione del lavoro nero con rischi per aziende e lavoratori.

Quello dei lavoratori in nero è un vero e proprio esercito. Prima della pandemia, secondo i dati dell’Istat erano almeno 3,2 milioni. Ma oggi questo rischia di essere un dato a ribasso.

Con il Covid, secondo quanto rivela l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, sono andati in fumo 450mila posti di lavoro. Se a questo numero aggiungiamo i “disoccupati” temporanei generati dalle chiusure nelle zone rosse e arancioni, il risultato è una vera e propria esplosione del lavoro sommerso.

Secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, infatti, le chiusure di bar, ristoranti, negozi e parrucchieri hanno innescato un circolo vizioso per cui molti di quelli rimasti senza lavoro “in attesa di tornare ad esercitare la propria professione si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie”.

Con le chiusure dilaga l'abusivismo

Una vera e propria "strategia di sopravvivenza" per tanti, ma che, denuncia l’organizzazione, aumenta la “concorrenza sleale” e “altera i più elementari princìpi di democrazia economica, danneggiando chi lavora nel rispetto delle leggi e paga le imposte e i contributi previdenziali fino all’ultimo centesimo”.

Tantissimi, secondo la Cgia, anche i parrucchieri e gli estetisti abusivi, che lavoreranno nelle abitazioni private soprattutto nel periodo di Pasqua. Secondo l’organizzazione la decisione del governo Draghi di costringere gli operatori del settore benessere ad abbassare le serrande è “immotivata”.

Saloni e centri estetici “dal maggio dell’anno scorso hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal governo precedente, intensificando le già rigide misure previste dal settore sul piano igienico-sanitario e si sono riorganizzate per garantire la massima tutela della salute degli imprenditori, dei loro collaboratori e dei clienti”.

“Non risulta – continua l’organizzazione - che in nessuna parte del Paese si siano verificati dei focolai di contagio presso queste attività tale da giustificare la decisione di chiudere tutto”.

Il nodo dello sblocco dei licenziamenti

Un’ulteriore incognita è rappresentata dalla fine del blocco dei licenziamenti, che potrebbe far precipitare la situazione e allargare il bacino del sommerso “in misura importante”.

Oggi in Italia, sempre secondo i dati della Cgia, il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento con un valore aggiunto prodotto di 77,8 miliardi di euro.

“Il dilagare del lavoro irregolare – ribadisce l’associazione - non comporta un danno solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti”.

I rischi per i lavoratori

“Inoltre, - prosegue il comunicato - non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e in queste condizioni, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti”.

Maglia nera d’Italia per lavoro nero ed abusivismo resta il Sud, con Calabria, Campania, Sicilia e Puglia che presentano tassi di irregolarità ben oltre la media nazionale.

Correlati:

Lavoro, Orlando estende lo stop ai licenziamenti ad Ottobre per chi non ha la Cig
2020: anno nero del lavoro, le prime vittime donne e giovani
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook