21:40 11 Aprile 2021
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Nonostante le chiusure e le difficoltà economiche la pressione sulle attività commerciali continua ad aumentare. L'allarme di Confcommercio. E a fronte degli elevati costi, il servizio spesso è al di sotto della sufficienza.

Il paradosso della tassa sulla spazzatura: la Tari aumenta anche se le attività commerciali sono chiuse o ad attività ridotte per via del lockdown. Questo l'allarme lanciato da Confcommercio con il Rapporto Rifiuti 2020 dell'Osservatorio realizzato attraverso lo studio dell’Osservatorio Tasse Locali.

Dall'analisi emerge un incremento record pari di 9,73 miliardi crescendo dell’80% negli ultimi dieci anni e chiede di esentare dal pagamento le imprese colpite dalla pandemia.

Chi sporca paga

Sebbene l'Arera, o l’Arera, l’autorità di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, nel corso del 2020 abbia promosso l'adozione del nuovo Metodo Tariffario Rifiuti (MTR), in applicazione del principio europeo "Chi inquina paga", l'80% delle Città Metropolitane e capoluoghi di provincia non lo ha recepito.

Nei comuni restanti che lo hanno applicato, in più della metà dei casi, quasi il 60%, si è registrato un aumento medio del 3,8%.

"Riscrivere la tassa"

Secondo Pierpaolo Masciocchi, responsabile Ambiente e Utilities di Confcommercio, “sarebbe necessaria una riscrittura complessiva della tassa, che deve essere direttamente commisurata alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti. E non tenere in considerazione solo la superficie dell’attività in questione”, si legge in una nota. 

Un altro paradosso è l'elevato costo della tassa a fronte di un servizio spesso inadeguato. Sono ben nove le regioni che si posizionano al di sotto di un livello di sufficienza: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia e Toscana. Le più virtuose, invece, sono Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia. 

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Confcommercio, Italia
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