09:53 23 Aprile 2021
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Il professore Francesco Vaia chiede di smetterla di fare terrorismo usando le varianti come "mezzi di distrazione di massa". Quindi spiega quando inizierà la collaborazione con i colleghi russi.

Il direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi), Francesco Vaia, interviene sulle varianti del coronavirus e chiede che non vengano usate per chiudere l’Italia, ma che invece si studino sotto il profilo scientifico.

“Sono contrario a drammatizzare la questione delle varianti del coronavirus. Quando, durante l’estate, era spuntata quella spagnola, nessuno si è preoccupato. E pure quella inglese, ormai, la conosciamo”, afferma Vaia intervistato dal quotidiano La Verità.

Non si usino, insomma, le varianti come “una scusa per chiudere”, dice il professore Vaia che aggiunge:

“Ci possono essere dei momenti in cui chiudi, perché circola una variante che ti preoccupa. Ma il vero problema, poi, è cosa fai nei 15 giorni di chiusura. In quel periodo devi lavorare dalla mattina alla sera per studiare, isolare e sequenziare il ceppo e poi sviluppare il vaccino”, afferma.

Perché il direttore dell’Inmi spiega che altrimenti “facciamo come il gioco dell’oca: torniamo sempre indietro”, ed aggiunge che le “varianti spuntano di continuo”, quindi “che facciamo? Non ne usciamo più?”.

Sullo Sputnik V

Per quanto riguarda gli studi sullo Sputnik V, Vaia afferma che non sono ancora partiti gli studi.

Però afferma che sono entrati in contatto con i colleghi russi per via diplomatica, grazie ai contatti tra l’ambasciata russa in Italia e l’ambasciata italiana in Russia.

“I colleghi russi sono disponibilissimi a scambiare dati e materiale biologico. La settimana prossima dovrebbe esserci la firma del memorandum, poi i colleghi russi dovrebbero venire in visita per interfacciarsi con la nostra equipe”, ha spiegato Vaia.
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