21:36 12 Aprile 2021
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In seguito al record di supplenze del 2020, il Governo pensa a una manovra di legge per stabilizzare gli insegnanti precari in base ai titoli conseguiti.

Come riportato dal Sole 24 Ore, il Governo ha iniziato a prendere dei provvedimenti per un maxi-piano di stabilizzazione dei docenti precari italiani. La manovra arriva per evitare una ripetizione nel 2021 del record di 200mila supplenze registrate lo scorso settembre 2020.

Il maxi-piano, ancora alle primi fasi, vedrebbe il coinvolgimento di almeno 50mila docenti, ma potrebbe sussistere una domanda potenziale di ben 90mila cattedre, come ha spiegato il giornale.

Il piano userà come punto di riferimento il concorso straordinario semplificato dell’ex ministra Lucia Azzolina, che prevede di portare in cattedra 32mila precari con tre anni di servizio.

Tuttavia, rimane il problema della carenza di candidature nelle graduatorie a esaurimento (Gae), dove, negli ultimi tempi, su 84.808 autorizzate ne sono andate in porto soltanto 25mila.

Il Ministero dell'Istruzione e Palazzo Chigi stanno valutando diverse opzioni, tra le quali le più valutate sono lo sblocco della mobilità, con eliminazione del vincolo di 5 anni e con l’avvio di un corso-concorso in base ai titoli di servizio (assunzione a tempo indeterminato a partire dal 2022-23), e all'opposto il rinvio di un anno della mobilità, con la conferma di tutti i precari sui posti attualmente occupati.

In regola con le vigenti normative per combattere la diffusione del coronavirus, le scuole in zona rossa resteranno chiuse dal 29 marzo e fino al 6 aprile, a partire dagli asili nido fino alle superiori. Nel Lazio si prevede una riapertura di qualche giorno prima della nuova chiusura del 3 aprile in vista di Pasqua.

La carenza di nuova candidature ai posti di insegnamento non è l'unico problema dell'istruzione italiana. Come riportato dall'ANIEF, l'Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori, citando il rapporto europeo “Eurydice” del 2021, nei prossimi 15 anni mezzo milione di docenti lasceranno la posizione lavorativa per il pensionamento, dove l'Italia è uno dei paesi maggiormente colpito dall'invecchiamento degli insegnanti, con appena il 6,4% under 35.

Come riferito da Marcello Pacifico, presidente dell'ANIEF, i docenti anziani nelle scuole italiane sono "più esposti a diverse patologie, tra cui lo stesso Covid".

"Riteniamo che sia doveroso procedere all’uscita graduale di questi insegnanti a partire dai 62 anni, ovviamente senza tagli all’assegno di quiescenza. Non è possibile continuare ad ignorare lo stress psicofisico di chi svolge questa professione. Al contempo, è bene che otto docenti under 35 su dieci non siano più assunti con contratti a tempo determinato: è una prerogativa necessaria, da introdurre per via legislativa”, ha spiegato Pacifico.
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