03:17 11 Aprile 2021
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Dichiarare il falso nell'autocertificazione per gli spostamenti dal domicilio verso un altro luogo, e viceversa, non è reato. Lo stabilisce una nuova sentenza del tribunale di Milano.

Quando compiliamo l’autocertificazione per spostarci in zona rossa o per spostamenti da una Regione all’altra, possiamo anche dichiarare il falso perché non è reato di “false dichiarazioni del privato in atto pubblico”. 

Quindi, se si dichiara che si sta andando dal medico, ma invece si sta andando dall’amante, sarà pur sempre un problema coniugale ma non certo penalmente rilevante.

Tutto nasce dalla vicenda di un commesso di Milano finito a processo perché aveva dichiarato il falso ad un controllo in stazione avvenuto lo scorso 14 marzo 2020. L’uomo aveva dichiarato che si trovava in transito dal lavoro verso casa ma non era vero.

Processato per direttissima, il giudice ha dato ragione al commesso e così è stato assolto. Lo riporta Il Giorno.

Da un punto di vista squisitamente giuridico, il giudice ha interpretato in questo modo l’articolo 483 del codice penale che norma il reato di falso.

“In tutti i casi nei quali l’autodichiarazione infedele è resa dal privato in un controllo casuale sul rispetto della normativa Covid, appare difficile stabilire quale sia l’atto del pubblico ufficiale nel quale la dichiarazione infedele sia destinata a confluire con tutte le necessarie e previste conseguenze di legge”.

A questo punto ci si domanda quale il reale valore dell’autocertificazione se non ha alcun potere deterrente, dal momento che il privato cittadino non è tenuto a dichiarare quello che è il reale motivo del suo spostamento.

Potremo quindi andare anche in vacanza fuori regione e dichiarare che stiamo andando a fare una visita medica.

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