10:46 17 Aprile 2021
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Le testimonianze contro l’ex presidente della Camera, da sempre in prima linea a difesa dei diritti delle donne e dei più fragili della società, sono state raccolte da Selvaggia Lucarelli, partendo da una soffiata dal mondo vicino al Caf.

La giornalista, scrittrice e blogger ha scoperto così la storia di Lilia, collaboratrice domestica costretta a ricorrere al patronato per avere la liquidazione dopo aver lavorato per anni con Boldrini. "Io non voglio avere problemi perché parlo, chiedo solo quello che mi spetta”, dice Lilia, che attende da circa 10 mesi di avere circa 3.000 euro

Approfondendo la vicenda, scrive oggi Lucarelli su Il Fatto, emerge che "Lilia non è la sua prima dipendente donna ad aver avuto dei problemi e che in fondo quella è la punta dell’iceberg".

Roberta, da collaboratrice parlamentare ad assistente personale

Arriva così a Roberta, ex collaboratrice parlamentare dell'esponente del Pd che accetta di parlare e di metterci la faccia “perché scomodiamo tanto la solidarietà femminile e poi magari parla solo la colf moldava”.  

Roberta ha lavorato due anni e mezzo con Boldrini: "Con tre figli partivo il martedì alle 4.30 da Lodi per Roma, lavoravo per tre giorni 12 ore al giorno, dalla mattina presto alle nove di sera. Per il resto lavoravo da casa, vacanze comprese. Guadagnavo 1.200/1.300 euro al mese, da questo stipendio dovevo togliere costi di alloggio e dei treni da Lodi".

“Ero assunta come collaboratrice parlamentare e pagata quindi dalla politica per agevolare il lavoro di un parlamentare, ma il mio ruolo era anche pagare gli stipendi alla colf, andarle a ritirare le giacche dal sarto, prenotare il parrucchiere. Praticamente facevo anche il suo assistente personale, che è un altro lavoro e non dovuto. Dovevo comprarle trucchi o pantaloni".

Roberta racconta di aver deciso di dimettersi per il diniego a poter proseguire con lo smart working: “Finito il lockdown ho chiesto di rimanere in smart working anche perché ho tre figli, di cui uno che si era ammalato seriamente che doveva essere operato. Di treni poi ce n'erano pochi e costosissimi. Lei mi ha risposto che durante il lockdown con lo smart working avevo risparmiato. A un certo punto parte del suo staff aveva pensato di fare una colletta per pagarmi i treni. Ho dato le dimissioni sfinita".

Amara la sua conclusione:

"Chiede di essere eletta perché dice che la sua politica tutela le donne e poi chi lavora con lei non si sente tutelata".

"Capricci assurdi" 

Un'altra persona che ha collaborato con Boldrini, che invece ha preferito rimanere anonima, ha dichiarato:

"Tutti i giorni scrive post sui bonus baby-sitter o sui migranti in mare, poi però c'erano situazioni non belle in ufficio. O capricci assurdi. Se l'hotel che le veniva prenotato da noi era che so, rumoroso, in piena notte magari chiamava urlando. Poi magari non ti parlava per due giorni. Io credo che ritenga un privilegio lavorare con lei, questo è il problema".
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