10:30 23 Aprile 2021
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Al termine dell'operazione sono stati anche sequestrati beni, mobili e immobili e rapporti bancari, per un valore complessivo pari a 8 milioni di euro.

I Carabinieri dei reparti del ROS, in sinergia con i Comandi provinciali di Reggio Calabria, Catanzaro e Bologna, hanno dato esecuzione questa mattina a un'ordinanza di misure cautelari emessa dal Tribunale di Reggio Calabria su richeista della locale Direzione distrettuale antimafia. Lo riferisce il Corriere della Calabria.

Sono 14 le persone coinvolte nell'inchiesta e finite in manette per i reati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, traffico di influenze illecite in concorso, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Gli inquirenti riveleranno ulteriori dettagli sulle indagini, conclusesi nel 2018, nel corso di una conferenza stampa che in mattinata vedrà coinvolti, tra gli altri, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, il Procuratore aggiunto Gaetano Paci, il comandante del Ros Pasquale Angelosanto, il comadnante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria Marco Guerrini.

Le mani sull'Asp di Reggio Calabria

L'inchiesta degli inquirenti ha messo in luce delle alterazioni, causate dai condizionamenti mafiosi, dell'Azienda sanitaria di Reggio Calabria. 

In particolare sono stati documentati gli assetti organizzativi della cosca Piromalli, nel cui contesto hanno assunto posizione di particolare rilievo due medici, Giuseppantonio e Francesco Michele Tripodi e il figlio di quest'ultimo, Fabian, anch'egli medico.

Gli interessati avevano di fatto compromesso il sistema gestionale dei Distretti sanitari dell'Asp reggino, acquisendo in tale ambito una posizione dominante e di fatto monopolizzando la filiera economica della distribuzione dei prodotti medicali a strutture pubbliche ospedaliere.

Al termine dell'operazione sono stati sequestrati preventivamente beni, mobili, immobili e rapporti bancari, per un ammonare pari a circa 8 milioni di euro.

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