21:49 12 Aprile 2021
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Avere tolto la nave Costa Concordia dal luogo del disastro davanti le coste dell'Isola del Giglio non era la fine della storia. Da anni è in corso il recupero del fondale marino distrutto.

Il disastro della Costa Concordia nel 2012 ha portato via la vita a 32 passeggeri e creato un disastro ambientale nei pressi dell’Isola del Giglio che, a distanza di nove anni dai fatti, ora passa alla terza fase di recupero del fondale marino con la posa della Posidonia oceanica.

La terza fase è iniziata nel 2019 e prevede l’impianto della Posidonia distrutta dal naufragio. Ad oggi sono stati reimpiantati 1000 metri quadrati di fondale marino. Segue la fase di recupero, ora in corso, dei coralli.

Il danno ambientale è stato creato sia dalla presenza della nave da crociera sugli scogli e il conseguente sversamento di carburante, ma anche dalle necessarie fasi di rimozione del relitto che hanno richiesto l’uso di attrezzature mai usate prima e che hanno inevitabilmente impattato sull’ambiente, racconta l’ISPRA che sin dall’inizio lavora al recupero dell’ambiente marino.

Dai fondali sono stati quindi rimossi rifiuti provenienti dalla nave e dai lavori di rimozione, che in alcuni casi hanno superato il metro di spessore. Un lavoro complesso, ma che permette ora alla Posidonia oceanica e al Coralligeno di riappropriarsi di ciò che è sempre stato loro: i fondali del mare.

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