10:41 14 Aprile 2021
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Le sentenze del Tar ribaltano le decisioni degli enti regolatori sul farmaco "sovranista" e il Piemonte lo inserisce nelle linee guida per le cure a casa. Ma sono tanti gli argomenti che dividono la comunità scientifica sul trattamento domiciliare del Covid.

Gli organismi regolatori, come l’Aifa e l’Ema, ma anche l’Fda americana, ne sconsigliano l’utilizzo, i medici, invece, rivendicano l’uso dell’idrossiclorochina fin dagli esordi della malattia nei pazienti malati di Covid che non sono ospedalizzati.

Ad un anno dall’arrivo dell’epidemia di coronavirus in Italia, è ancora caos sulle cure domiciliari. Nel mirino c’è anche il farmaco antimalarico che si è guadagnato l’appellativo di “sovranista”, dopo essere stato sponsorizzato a lungo dall’ex presidente americano Donald Trump e da quello brasiliano Jair Bolsonaro.

Ancora caos sulle cure domiciliari: sì del Piemonte all'idrossiclorochina

A riaprire il dibattito sull’utilità o meno dell’idrossiclorochina nei pazienti Covid è stata la Regione Piemonte, che all’inizio di marzo ha aggiornato le linee guida per la presa in carico a domicilio dei pazienti che hanno contratto il virus.

“Introduciamo l’utilizzo dell’idrossiclorochina nella fase precoce della malattia, insieme a farmaci antinfiammatori non steroidei e vitamina D”, aveva reso noto l’assessore regionale alla Sanità piemontese, Luigi Genesio Icardi.

Nonostante una buona parte della comunità scientifica, compreso il virologo statunitense Anthony Fauci, continui a schierarsi contro l’uso di questo antimalarico nel trattamento del Covid, un gruppo di medici ha presentato ricorso al Tar per modificare le linee guida dell’Aifa, sulla base delle evidenze portate avanti da un'altra fetta di esperti, che invece ne apprezza i benefici.

Lo scorso dicembre il Consiglio di Stato si è espresso favorevolmente, accogliendo l’appello cautelare, che ha avuto come effetto la sospensione dell’efficacia della nota del 22 luglio 2020 di Aifa con riferimento alla scheda dell’idrossiclorochina. In questo modo, come spiega sul blog di Roberto Burioni, Medical Facts, l’avvocato del foro di Milano Stefano Putinati, che è anche professore associato di diritto penale Università di Parma, si è deciso di concedere “la prescrizione, sotto precisa responsabilità e dietro stretto controllo del medico prescrivente, dell’idrossiclorochina ai pazienti affetti da SARS-CoV-2 nella fase iniziale della malattia”.

Non solo. Lo scorso 4 marzo il Tar del Lazio ha accolto il ricorso per l’annullamento della nota dell’Aifa del 9 dicembre 2020 sulla gestione domiciliare dei pazienti Covid, affermando che “i medici di base hanno il diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile, sia penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”.

Proprio sulla base di questi due provvedimenti cautelari la regione Piemonte ha dato il via libera all’uso dell’idrossiclorochina, scatenando l’ira di parte della comunità scientifica. A criticare il provvedimento c’è anche lo stesso Burioni che mette in guardia sulla pericolosità del farmaco. Ma la comunità scientifica non si divide soltanto sul rimedio “trumpiano”.

Il dibattito sull'uso dei cortisonici: "Se è precoce aggrava la malattia"

Il dibattito è aperto anche sull’impiego dei farmaci cortisonici. Recentemente sono stati i virologi dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna a sconsigliare l’utilizzo del cortisone nei primi sette giorni dall’esordio dei sintomi perché “favorisce la replicazione virale e quindi l’infezione e le sue conseguenze”.

Gli effetti della somministrazione di cortisonici a domicilio nelle prime fasi della malattia si sono visti nei reparti del policlinico del capoluogo emiliano con “sempre più pazienti, anche giovani” arrivati in ospedale “con una severa infezione da Covid perché sarebbe stata loro somministrata precocemente una cura a base di cortisone”.

Critici sull’impiego precoce del cortisone anche Burioni e il professor Zangrillo, del San Raffaele. L’Aifa, in effetti, ne raccomanda l’uso “nei soggetti ospedalizzati con malattia Covid-19 grave”.

I rischi penali per i medici

Insomma, per l’avvocato Putinati, a regnare è ancora la confusione. Il consiglio per i medici, in questa fase, è quindi quello di attenersi alle linee guida “accreditate dalla comunità scientifica”.

Anche perché “se si somministra un farmaco in modalità off-label, ovvero fuori dai casi e dalle patologie per le quali il farmaco viene autorizzato, - ricorda il legale con riferimento proprio all’idrossiclorochina - la responsabilità, in caso di evento avverso dovuto al farmaco, è del medico che lo prescrive per l’uso diverso e non della casa farmaceutica che lo produce”.

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