02:24 11 Aprile 2021
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È quanto emerge dai controlli effettuati dai carabinieri dei Nas durante i mesi di emergenza sanitaria. Tantissime le strutture irregolari, tra carenze igienico sanitarie, false attestazioni di sepoltura e cadaveri abbandonati.

Rischio contagio, cadaveri e resti umani abbandonati, false attestazioni di sepoltura, macchie di sangue e sporcizia: le condizioni di moltissimi obitori italiani sono da film dell’orrore.

A testimoniarlo, i controlli svolti dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il ministero della Salute, durante il periodo di emergenza sanitaria nelle camere mortuarie di cliniche private ed ospedali della Penisola.

Su 375 strutture, come riferisce l’Adnkronos, 85 sono risultate irregolari, quasi una su quattro. Due attività sono state addirittura chiuse: è il caso di una sala per le autopsie nel cimitero di Cisterna di Latina, per le condizioni igieniche al limite, e di un’impresa funebre del Leccese. Le segnalazioni all’autorità giudiziaria sono state 23 e 78 quelle alle autorità amministrative.

Nel magazzino di una ditta che si occupa di servizi cimiteriali in un comune del Torinese, ad esempio, sono stati ritrovati i resti riesumati di una persona morta nel 1992. Nessuno li aveva più tumulati, anche se la ditta aveva dichiarato il contrario, ed erano stati abbandonati in un deposito.

A Pescara, invece, nell’obitorio della Asl i carabinieri si sono trovati davanti ad una situazione igienica precaria, con macchie di sangue incrostate sul pavimento e perdita di liquidi dalle bare, proprio mentre la provincia era in zona rossa e si registrava un picco di decessi per il Covid.

Stessa situazione a Teramo, dove all’obitorio dell’ospedale cittadino le salme Covid venivano lasciate accanto a quelle non infette, senza idonei percorsi separati.

Anche nella casa cimiteriale comunale di Gela, in provincia di Ragusa, sono state riscontrate irregolarità relative alla sanificazione dei locali e al rischio contagio, con oltre 45 feretri accatastati da almeno un mese in attesa di poter provvedere alla sepoltura. Carenze igienico-strutturali sono state riscontrate anche in due obitori di Sciacca e Canicattì, sempre in Sicilia.

Non erano stati disposti percorsi protetti contro il virus neppure a Ferrara, dove il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera-universitaria è stato segnalato per il mancato isolamento delle salme dei pazienti Covid nei sacchi impermeabili e disinfettati.

Tantissimi anche i casi di inadeguatezza delle strutture, con distacchi di intonaco, infiltrazioni, macchie di muffa e mobili arrugginiti, tutti segnalati dai carabinieri.

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