21:02 12 Aprile 2021
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Un documento di Inail, Iss, ministero della Salute e Aifa rafforza le misure anti-contagio e definisce nuove raccomandazioni per rallentare la diffusione delle varianti. Ecco cosa prevede.

La variante inglese si è diffusa rapidamente in Italia e il dilagare di altri ceppi mutati che potrebbero rivelarsi più resistenti ai vaccini, ha spinto le autorità sanitarie a rafforzare le misure anti-contagio e definirne di nuove a "prova varianti". Le nuove raccomandazioni, contenute in un rapporto Inail, Iss, Aifa e ministero della Salute, estendono a 2 metri la distanza di sicurezza, consigliano i test multi-gene per verificare la positività e prevedono la quarantena per i vaccinati

Distanziamento e mascherine

Per ridurre il rischio di contagio è opportuno aumentare la distanza minimo "fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo".

Inoltre, "non è indicato modificare le misure di prevenzione e protezione basate sull'uso delle mascherine e sull'igiene delle mani; al contrario, si ritiene necessaria un'applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure".

Regole per i vaccinati

In caso di contatto stretto con positivo, non c'è alcuna differenza tra vaccinati e non. Chi si è vaccinato "deve adottare le stesse indicazioni preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione", a prescindere da tipo di vaccino, numero di dosi e tempo trascorso dalla vaccinazione. 

Il "contatto stretto" vaccinato dovrà osservare 10 giorni di quarantena dall'ultimo test antigenico o molecolare negativo o 14 giorni dall'ultima esposizione.  I contatti stretti di un positivo possono vaccinarsi dopo la quarantena di 10-14 giorni. 

Il rapporto ricorda inoltre che i soggetti vaccinati "seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da Sars-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita".

Test diagnostici

I normali test diagnostici capaci di rilevare il gene spike (S) possono rivelarsi insufficienti in caso di varianti e dare come esito un falso negativo. Le attuali mutazioni, infatti, riguardano principalmente la proteina Spike, responsabile dell'attaco del virus.

Per questa ragione le autorità sanitarie raccomandano "i test diagnostici molecolari real-time PCR devono essere multi-target", cioè in gradi di rilevare la presenza di più geni del virus e non solo lo spike.

Vaccinazione a ex positivi

E' raccomandata, inoltre, la vaccinazione delle persone che sono già entrate in contatto con il Sars-CoV-2, indipendentemente dalla sintomaticità presentata. 

"E' possibile considerare la somministrazione di un'unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall'infezione e entro i 6 mesi dalla stessa". Fanno eccezione le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che "devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi" a prescindere da una pregressa positività al Sars-CoV-2.

Nei soggetti che hanno già avuto il Covid-19, la probabilità di contrarre nuovamente l'infezione "in maniera sintomatica o asintomatica è ridotta dell'83%. La durata dell'effetto protettivo dell'infezione precedente ha una mediana di 5 mesi".

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