00:37 17 Aprile 2021
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L'ultimo bollettino ha mostrato un quadro decisamente preoccupante per quello che riguarda il carico sul sistema sanitario dell'emergenza sanitaria del Covid-19.

A poco più di un anno dalla morte di Adriano Trevisan, il 78enne di Vò Euganeo che fu la prima vittima italiana del Covid, l'Italia ha sfondato la soglia psicologica delle 100.000 vittime dall'inizio della pandemia.

Si tratta di una cifra che pone in termini di gravità il coronavirus ben al di sopra di altre malattie e catastrofi naturali che hanno interessato il Paese:le vittime sono infatti il doppio di quelle dell'Aids, 34 volte quelle del terremoto dell’Irpinia, 50 volte quelle del Vajont, 300 volte quelle de l’Aquila.

Unità di terapia intensiva
© Sputnik . Pavel L'vov
Unità di terapia intensiva

E intanto le Regioni si colorano sempre più di rosso, con la curva dei contagi che nelle ultime settimane a ripreso inesorabilmente a salire.

Con essa, sono tornati in sofferenza gli ospedali, ed in particolar modo le terapie intensive, che in ben 11 casi si trovano al di sopra della soglia considerata critica del 30%

Stando all'ultimo bollettino sono infatti 2.700 i pazienti in terapia intensiva, con un aumento su base giornaliera registrato pari a 34 unità  ai quali vanno a sommarsi i quasi 22.000 ricoverati nei reparti ordinari.

Possibili nuove misure

Di fronte ad un aggravamento della situazione, non è escluso che il governo possa andare ad intervenire con ulteriori restrizioni e, in questo senso non si scarta neanche l'ipotesi del lockdown generalizzato, nonostante l'opposizione di alcune componenti dell'esecutivo tra cui la Lega di Matteo Salvini.

Intanto è quasi certo che, in seguito al nuovo monitoraggio, la maggior parte delle Regioni finirà per essere dichiarata zona rossa e arancione, con le uniche eccezioni in giallo che potrebbero essere rappresentate da Sardegna, Sicilia e, forse, Valle d'Aosta e Liguria.

Non sono comunque attesi sviluppi, in questo senso, almeno fino alla giornata di venerdì, alla quale si dovrebbe arrivare con sole misure a livello locale.

Il nuovo Dpcm Draghi

Il 6 marzo è entrato in vigore per un mese il nuovo Dpcm, il primo dell'era Draghi, relativo all'emergenza coronavirus in Italia.

Il nuovo documento di legge prevede ulteriori strette per frenare i contagi spinti dalla diffusione delle varianti e pone una data per la fine del divieto di spostamento tra regioni: il 27 marzo.

Nel decreto resta il coprifuoco dopo le 22, la chiusura di impianti scii, palestre e piscine e la DAD al 50% per gli studenti delle scuole superiori, con alcune novità per i negozi di barbieri/parrucchieri, che dovranno restare chiusi in caso di zona rossa, e discoteche, sulle quali sarà imposta la serrata anche in zona bianca

Confermata la chiusura dopo le 18 per bar e ristoranti, la cui attività è consentita dalle ore 5,00 sino alle ore 18,00. Il consumo al tavolo è limitato ad un massimo di quattro persone, salvo che non siano tutti conviventi. Resta invece consentita la consegna a domicilio e l'asporto sino alle 22,00.

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