06:22 14 Aprile 2021
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Per il Comitato Diritti Civili Prostitute la legislazione italiana presenta un vuoto incolmabile in materia di regolamentazione del lavoro delle operatrici del sesso a pagamento.

In Italia sono non meno di 120.000 le operatrici che lavorano nel mondo dell'erogazione di servizi sessuali, o sex worker, per un numero di clienti annui pari a circa 20.000 e oltre 500.000 annunci contati solo nel 2020, per una cifra in calo rispetto agli oltre 600.000 del 2020 a causa della pandemia di Covid-19.

E' quanto emerge da uno studio di Escort Advisor, il primo sito di recensioni di escort a livello europeo.

Si tratta di numeri importanti, come sottolineato in un comunicato stampa rilasciato in occasione della Festa della Donna da Pia Covre del Comitato Diritti Civili Prostitute.

"8 marzo è giorno di lotta per l’uguaglianza e parità di Diritti in un mondo che è ancora un po' sbilanciato dal peso del patriarcato. Poter scegliere il sex work significa poter disporre in libertà e con pieno diritto del proprio corpo e della propria sessualità, senza subire condizionamenti", si legge nella nota.

Covre ha quindi sottolineato l'impegno del Comitato per garantire "condizioni dignitose nel lavoro", ribadendo che fare sì che anche le sex worker possano operare in condizioni migliori è un "dovere di ogni donna che si ritenga femminista".

Il vuoto legislativo

Per il Comitato Diritti Civili per le Prostitute, le operatrici soffrono il fatto di lavorare in un settore che in Italia non è pienamente regolamentato e anzi si trova in un vuoto normativo che gli impedisce di accedere ai diritti e ai doveri di ogni altra professione.

"Siamo ancora fermi a posizioni vecchie di mezzo secolo, tanti sono gli anni della legge Merlin che (non) governa il sex work. Nessun dibattito completo per una riforma è mai stato fatto in questi anni in Parlamento nonostante le molte richieste della nostra Associazione".

Per la Covre, le sex worker vivono dunque "colpite dai regolamenti sanzionatori e dalle misure punitive come fossimo delle delinquenti", nell'attesa di un riconoscimento del sex work da parte dello Stato italiano.

"Per superare tutto questo abbiamo bisogno che si riconosca che il sex work è lavoro, con diritti e tutele garantiti da leggi dello Stato. Questo ci metterebbe in condizione di lavorare in modo dignitoso. Nessuna donna deve sentirsi colpevole o vittima perché fa la sex worker. Per questo una buona legge è necessaria e dovrebbe farci sentire cittadine orgogliose della nostra vita e del nostro lavoro".
Una prostituta con un cliente
© Fotolia / Photographee.eu
Una prostituta con un cliente

Un approccio retrogrado alla professione

Un punto di vista pienamente condiviso da Mike Morra, il fondatore di Escort Advisor il quale ha stigmatizzato i mancati passi in avanti sulla regolamentazione del settore del sesso a pagamento, dovuti secondo lui ad una visione definita retrograda della professione.

"E’ radicato nella nostra società che la prostituzione sia inevitabilmente legata allo sfruttamento. Non si vuole credere nella scelta consapevole e razionale di utilizzare il corpo per lavorare, seguendo spesso una vocazione. Le recensioni, da un certo punto di vista, aiutano le sex worker nella loro affermazione: gli uomini cercano la qualità negli incontri e vogliono evitare le donne che operano sotto coercizione", ha spiegato Morra.

Le manifestazioni delle sex worker a Bruxelles

Nella  giornata di ieri, alla vigilia della Festa della Donna, a Bruxelles si è tenuta una manifestazione di protesta, durante la quale decine di impiegate e impiegati nel settore dei servizi del sesso si sono radunati per attirare l'attenzione delle autorità sui problemi finanziari che i lavoratori subiscono per via del divieto delle loro attività nel contesto della pandemia di Covid-19.

La prostituzione non è vietata dalla legge in Belgio, ma le autorità avevano imposto il divieto temporaneo per questo tipo di attività tra le misure per contenere la diffusione del coronavirus.

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