03:42 11 Aprile 2021
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L'associazione antimafia fondata da Don Ciotti ha presentato un report sulla trasparenza nella gestione dei beni confiscati alle criminalità organizzate, da cui risulta che il 67% dei comuni è inadempiente.

Libera rimanda i Comuni italiani sulla gestione dei beni confiscati alla mafia. Su 1076 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati 670 non pubblicano l’elenco sul loro sito internet. E' quanto emerge nel report "rimanDati", il primo monitoraggio sullo stato della trasparenza della ‘filiera” della confisca dei beni ai mafiosi.

L'associazione antimafia fondata da Don Ciotti ha rilevato una situazione inadempienza totale o parziale che riguarda la maggior parte delle amministrazioni prese in considerazione dallo studio. 

"l 62% dei comuni è totalmente inadempiente. E di questi, la maggior parte lo fa in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative", si legge in una nota di Libera.

Il primato negativo spetta al Sud isole comprese, con 392 senza elenco pubblico, mentre la situazione è migliore al Centro, dove solo 65 comuni non hanno pubblicato la lista con beni assegnati. Al Nord i comuni inadempienti sono 213.

Tra le regioni più virtuose ci sono:

  • Basilicata,
  • Marche,
  • Emilia Romagna,
  • Liguria,
  • Lazio

Le meno trasparenti invece sono:

  • Umbria,
  • Trentino Alto Adige,
  • Abruzzo,
  • Sardegna,
  • Toscana,
  • Veneto,
  • Lombardia 
  • Campania

Il report è la prima di una serie di iniziative proposte in occasione dei 25 anni dalla legge 109/96 sull'uso sociale dei beni sequestrati alla criminalità. Il monitoraggio è stato condotto con la collaborazione del Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.

La legge sui beni confiscati alla mafia

La Legge n.109/96 sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia quest'anno "compie" 25 anni. Una normativa fortemente voluta con un referendum di iniziativa popolare che raccolse oltre un milione di firme, ispirata alla legge Rognoni-La Torre che si proponeva di colpire il cuore degli interessi patrimoniali delle cosche e restituirli alla collettività. 

Una cattiva gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali annulla l'effetto di quella che è una delle principali armi di cui lo Stato si è dotato per combattere la mafia.

In un precedente reportage, Sputnik Italia ha illustrato la situazione nella città di Catania, dove i beni confiscati alla mafia vengono lasciati all'obsolescenza e spesso rioccupati dalle famiglie mafiose. 

La situazione in Sicilia

In Sicilia si trova oltre un terzo del totale dei beni immobili confiscati alla mafia sul territorio nazionale, non solo case, appartamenti, magazzini, ma anche terreni e aziende sottratte in via definitiva ai clan e destinate al riutilizzo per scopi sociali.

In base ai dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla mafia, su un totale nazionale di quasi 34 mila la Sicilia possiede 6.362 gli immobili destinati e 6.270 quelli ancora in gestione, per un valore di 692.138.060 euro.

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Mafia, Italia
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