07:48 14 Aprile 2021
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In Italia cresce il numero dei migranti che non avrebbe diritto a rimanere nel nostro Paese. Ma le espulsioni sono sempre più difficili e il nuovo governo cerca di trovare una soluzione.

Quanti sono i migranti che hanno diritto a rimanere in Italia? Secondo un’inchiesta del Giornale, che cita i dati dell’Unhcr, una netta minoranza.

Nel 2020, infatti, le domande d’asilo accolte sono state il 21 per cento del totale. Per contro, gli arrivi si sono moltiplicati rispetto al 2019. Basta guardare i numeri del Viminale. Nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 24 febbraio nel 2019 sono sbarcati 262 migranti. Nello stesso periodo del 2020, invece, sono diventati 2.341 e nel 2021 sono raddoppiati, fino a toccare quota 4.157.

Si tratta di persone soccorse dalle navi delle Ong e fatte sbarcare nei nostri porti, ma anche di stranieri che tentano la traversata a bordo di barchini e velieri, o di chi percorre chilometri a piedi lungo la rotta balcanica e attraversa il confine a piccoli gruppi nei boschi nei dintorni di Udine e Trieste.  

Secondo i dati dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati al 31 dicembre del 2020 le strutture di accoglienza italiane hanno ospitato in totale 79.938 soggetti: 54.343 nei centri di prima accoglienza e 25.574 nelle strutture secondarie. Tutto questo a fronte di un totale di 26.551 richieste d’asilo presentate nel corso dello stesso anno. Quelle accolte, sottolinea l’inchiesta di Di Nolfo e Indelicato, saranno ancora meno.

Se è un dato assodato che la maggior parte di chi sbarca, secondo le commissioni territoriali che giudicano le richieste in prima istanza, non avrebbe diritto a rimanere nel nostro Paese, è vero anche che la maggior parte dei migranti presenta ricorso e che quasi sempre i tribunali danno ragione ai ricorrenti, bloccando così le espulsioni.

Una prassi che ha provocato un vero e proprio corto circuito nelle sezioni immigrazione dei tribunali italiani, dove i ricorsi ancora da esaminare sfiorano quota 100mila.

Limitare le partenze resta la chiave della strategia del nuovo governo che sta cercando di cooperare in questo senso con le autorità dei Paesi da dove prende il largo la maggior parte degli stranieri che approdano sulle nostre coste. Anche perché, nota Maurizio Ambrosini, professore universitario interpellato dal Giornale.it, “la capacità di espellere” del nostro Paese resta ancora “molto limitata”.

Un problema non da poco per il nuovo esecutivo che. Non a caso, a tirare in ballo la questione è stato proprio il premier Mario Draghi, nel suo primo discorso al Senato, chiamando in causa la solidarietà delle istituzioni Ue per “la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale”.

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Tags:
asilo, immigrazione, rimpatri, Migranti
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