12:34 01 Marzo 2021
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La risposta del capo della diplomazia a Washington che ha precedentemente chiesto a Teheran di rispettare i termini dell'accordo nucleare del 2015 riducendo l'attività di arricchimento dell'uranio.

La decisione di vietare l'ispezione del 23 febbraio dell'Agenzia delle Nazioni Unite per l'energia atomica (AIEA) non indica la volonta dell'Iran di abbandonare il Piano d'azione globale congiunto (JCPOA), ma dipende da Washington e dalla revoca delle sanzioni imposte unilateralmente dagli Stati Uniti. Lo ha dichiarato alle tv nazionale il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, mettendo ben in chiaro che l'Iran non sta cercando di dotarsi di armi nucleari. 

Il capo della diplomazia iraniana ha anche criticato il governo del presidente Usa Joe Biden, affermando che "per ragioni pratiche seguono la stessa politica" di "massima pressione" della precedente amministrazione di Donald Trump. Ha poi sottolineato che i passi di Teheran sul Piano d'azione globale congiunto (JCPOA), intrapresi dopo il ritiro degli Stati Uniti, sono reversibili.

"Tutti i nostri passi che ci allontanano dall'accordo sono reversibili. Gli Stati Uniti devono tornare all'accordo e revocare tutte le sanzioni. Gli Stati Uniti sono dipendenti dalle sanzioni ma dovrebbero sapere che l'Iran non cederà alle pressioni", ha dichiarato Zarif. 

La dichiarazione del massimo diplomatico iraniano arriva appena un giorno dopo i colloqui tra Ali Akbar Salehi, capo del dipartimento nucleare iraniano e Rafael Grossi, direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, per l'interruzione delle ispezioni dell'AIEA presso gli impianti nucleari iraniani.

L'impianto nucleare israeliano

Il capo della diplomazia iraniana ha lanciato una frecciata ai governi occidentali, accusandoli di ignorare volutamente silenziosa espansione del sito nucleare di Dimona da parte di Israele.

"Israele sta espandendo Dimona, l'unica fabbrica di bombe nucleari della regione", ha detto Zarif in un post sul suo account Twitter sabato pomeriggio. 

Taggando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, l'AIEA, il primo ministro britannico Boris Johnson, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Angela Merkel, il massimo diplomatico iraniano ha twittato: “Gravemente preoccupati? Vi riguarda? Un po'? Vi va di commentare? Così ho pensato."

​Il Piano di azione congiunto

Nel 2015, l'Iran ha firmato il PACG con il gruppo P5 + 1 e l'UE. L'accordo prevedeva che l'Iran frenasse il suo programma nucleare in cambio della riduzione delle sanzioni, compresa la revoca dell'embargo sulle armi cinque anni dopo l'adozione dell'accordo. Tuttavia, l'amministrazione Trump si è ritirata dall'accordo nel 2018 e ha ripristinato le sanzioni contro la Repubblica islamica.

La mossa ha costretto l'Iran a sospendere gradualmente i suoi obblighi derivanti dall'accordo, potenziando il programma nucleare.

A dicembre, l'Iran ha intensificato la sua ricerca in seguito all'assassinio del fisico nucleare Mohsen Fakhrizadeh. Il parlamento del paese ha adottato una nuova legge, suggerendo di aumentare l'arricchimento dell'uranio e di interrompere le ispezioni delle Nazioni Unite dei suoi impianti nucleari.

Di conseguenza, all'inizio di gennaio, l'organizzazione iraniana per l'energia atomica ha annunciato che il paese era riuscito ad arricchire l'uranio al 20 percento presso l'impianto di arricchimento del combustibile di Fordow.

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Javad Zarif, USA, Sanzioni Iran, Accordo con Iran, Iran
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