11:33 07 Maggio 2021
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Il governo sta mettendo a punto un piano che prevede di immunizzare 25 milioni di persone entro l’estate, utilizzando caserme e parcheggi degli ospedali. Ma la vera svolta arriverebbe con il via libera al vaccino monodose Johnson&Johnson, per cui potrebbero essere mobilitati anche i medici di famiglia.

Proteggere dal Covid-19 il 50% degli italiani entro luglio, al ritmo di 300.000 vaccinati al giorno, e il 60% entro agosto, per garantire un balzo del Pil anche attraverso la leva del turismo. Questo l’obiettivo dell’esecutivo guidato da Mario Draghi, anticipato oggi da Repubblica. Un piano in cui sarebbero già stati identificati 92 avamposti gestiti dalle forze armate, in accordo con le Asl, parcheggi di ospedali e altre strutture compatibili con la vaccinazione di massa.

Ma la vera svolta arriverebbe con il via libera dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) al vaccino mono-dose Johnson&Johnson, la cui somministrazione potrebbe essere affidata ai medici di famiglia, con cui il ministro della Salute Roberto Speranza punta a chiudere presto un’intesa.

Anticipare la consegna dei lotti del secondo semestre 2021

Perché il piano funzioni, il governo di Mario Draghi punterebbe ad ottenere un anticipo di parte dei lotti previsti per il secondo semestre 2021, in particolare di Moderna e Johnson&Johnson, che hanno pianificato le consegne soprattutto tra luglio e dicembre.

L’11 marzo l’Ema dovrebbe autorizzare il vaccino monodose Johnson&Johnson. Subito dopo toccherà all’Aifa e dal 15 marzo potrebbe partire la distribuzione. Sulla carta, il colosso farmaceutico garantirà 7 milioni e 315 mila vaccini entro giugno, pari al 30% delle dosi necessarie a coprire metà della popolazione. Poi, a luglio, l’azienda dovrebbe recapitare almeno altri 5 milioni di vaccini.

Ai 14 milioni del primo trimestre 2021 vanno aggiunti, tra aprile e giugno, i 22 milioni promessi da AstraZeneca, gli 8,7 di Pfizer (più altri 6 aggiuntivi) e i 4 milioni e 650 mila di Moderna, secondo quanto precisato dal quotidiano.

Il ruolo delle forze armate

Per garantire il rispetto dei tempi previsti dal piano entreranno in campo le forze armate, che già gestiscono la distribuzione dei lotti.

L’ipotesi al vaglio del governo è di riconvertire per le vaccinazioni i 170 centri attualmente utilizzati per i tamponi, e allestire per i civili le 92 sedi militari già scelte per le vaccinazioni delle forze armate. E’ allo studio anche l’ipotesi di una collaborazione dei militari alla logistica dei parcheggi degli ospedali o di altre strutture identificate per lo scopo.

Nel piano, infine, potrebbero rientrare anche piccole squadre, composte da due medici e quattro infermieri, per garantire la vaccinazione nei paesini isolati e nelle Rsa con particolari criticità. Per poter così immunizzare tutti i residenti in pochi giorni.

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