22:55 20 Aprile 2021
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Il professore Andrea Crisanti si schiera dalla parte di Walter Ricciardi e chiede il lockdown. Il ministro Speranza non sempre è stato consigliato bene e non ha avuto polso fermo quando doveva.

Lo aveva già fatto, ma lo rifà, il professore Andrea Crisanti si schiera al fianco del professor Walter Ricciardi e con lui chiede un lockdown contro il virus e le su varianti.

Perché la variante inglese “in 15 giorni passa dal 10% tranquillamente al 60-70% con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra”, spiega il professore intervenendo ad ‘Agorà’ su Rai 3, come riportato da Fanpage.

Ieri, in effetti, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato il primo monitoraggio sulla variante inglese che stima la presenza nel 17% dei casi Covid-19 accertati in Italia, ma con una rapida estensione che potrebbe farla diventare prevalente nelle prossime settimane.

Crisanti dice una cosa che Ricciardi aveva detto con altre parole domenica sera a Che Tempo che fa su Rai 3, e cioè che l’agenda politica non la dettano i politici in questo momento ma la pandemia.

“Io penso che il ministro Speranza sia stato consigliato a volte bene, a volte meno bene, ma sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte”, dice.

Abbiamo già sbagliato a maggio del 2020 quando abbiamo riaperto tutto, discoteche e luoghi di alta socializzazione compresi.

Se “a maggio avessimo prolungato il lockdown per altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi e avremmo potuto blindare l’Italia e probabilmente oggi staremmo in una situazione vicina a quella della Corea del Sud e Nuova Zelanda”, spiega Crisanti.

Tempi sbagliati nel fare le cose

Crisanti dice anche che se a dicembre fosse stato praticato un lockdown completo, ma con il controllo allora delle varianti, forse oggi gli impianti sciistici sarebbero aperti.

Ma dell’incidenza della variante inglese sul territorio nazionale ne abbiamo avuto prova scientifica “solo 5 giorni fa, perché finalmente è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata”, dice Crisanti.

Allo stato attuale delle cose, dice, se aprissimo gli impianti avremmo una incidenza al 30-40% e centinaia di morti in più, in poco tempo.

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