00:49 06 Marzo 2021
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Chiudere entro 2 mesi l'area a caldo delle acciaierie ex Ilva di Taranto, lo ha chiesto il Tar di Taranto, ma Confindustria chiede di non farlo, mentre i medici di Taranto fanno notare che la salute è messa sempre in secondo piano.

Il tribunale amministrativo (Tar) di Lecce ha intimato ad Arcelor Mittal di spegnere l’area a caldo delle acciaierie di Taranto (ex Ilva) entro due mesi perché ritenuto essere la causa degli inquinamenti nella città e nell’hinterland.

Confindustria interviene e lancia un appello chiedendo di “evitare lo spegnimento del ciclo integrale a caldo dell’ex Ilva” perché comporterebbe una difficoltà seria per “le intere filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità”.

L’ex Ilva di Taranto è infatti il grande fornitore di acciaio per l’Italia in molti settori, e un suo eventuale fermo comporterebbe in effetti a catena dell’approvvigionamento di acciaio sul piano nazionale.

Il rischio sicurezza per l’impianto

Non solo, secondo quanto riportato dall’Ansa che cita fonti legali vicine al dossier Arcelor Mittal, la sentenza del Tar di Lecce non starebbe tenendo in considerazione l’aspetto tecnico e implicitamente della sicurezza dell’impianto.

Infatti, “senza la disponibilità di una stazione di miscelazione azoto e metano, non permetterebbe la tenuta in riscaldo dei forni e ne conseguirebbe il loro crollo e quindi la distruzione dell’asset aziendale di proprietà di Ilva in Amministrazione Straordinaria”, riporta l’Ansa.
Picchetto allo stabilimento ex Ilva di Taranto
© Foto : Pierpaolo Leonardi
Picchetto allo stabilimento ex Ilva di Taranto

Si fa altresì notare che lo stabilimento è “qualificato di interesse strategico” nazionale poiché è “l’unico sul territorio nazionale a ciclo integrato per la produzione di acciaio”.

Interviene il presidente Ordine dei medici di Taranto

Il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume, è intervenuto a seguito del dibattito sorto dopo la pronuncia del Tar di Lecce, facendo notare che ancora una volta si interviene a detrimento della salute pubblica e secondo una ottica volta a risarcire i cittadini per il danno alla salute subito e non prevenendo.

Il dottor Nume afferma all’Ansa di aver ascoltato ancora una volta la strada della “proposta di rendere disponibili ulteriori risorse economiche per affrontare l'emergenza sanitaria connessa all'impatto delle emissioni inquinanti, cui sembrerebbe sottendere tuttora un'ottica eminentemente risarcitoria per i danni alla salute”.

Ma da medico il presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto fa notare che “un danno alla salute non deve essere compensato quanto piuttosto prevenuto, adottando tutte le misure che il principio di precauzione impone a qualunque attività antropica che presenti rischi per l'integrità psicofisica dei cittadini”.

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acciaio, Ilva
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